di Francesco Paolo Capone

A Roma ci si consola con l’aglietto, cioè con poco, quando le cose vanno male ed è la strategia che i partiti del centrosinistra continuano a scegliere ad ogni tornata elettorale. Così, sull’esito delle elezioni in Veneto, Campania e Puglia, su alcuni quotidiani “di area” oggi si legge «Campolargo, successo al Sud» (Resto del Carlino), «Regionali, avviso a Meloni» (Repubblica), addirittura «Le Regionali spaventano Meloni» (La Stampa). Ma persino Il Foglio ammette che «Il vento non è cambiato», mentre per il Corriere della Sera si tratta di un «Voto senza scosse». Non a caso, Il Giornale evidenzia che «La sinistra si inventa la spallata» e, probabilmente, a forza di affermare che il “campo largo” vince, l’elettorato di centro e soprattutto sinistra non sente più l’urgenza di andare a votare.
Ironia a parte, fatti e numeri parlano chiaro: il bilancio finale delle elezioni amministrative vede 14 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia, più la Valle d’Aosta con l’accordo politico tra UV e Forza Italia) di centrodestra e 6 (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Puglia e Sardegna) di centrosinistra. Non c’è stata alcuna spallata al governo Meloni, non c’è mutamento nella geografia politica del Paese, non si è alzato neanche un timido refolo di cambiamento.
C’è un fatto grave, però, e che coinvolge entrambi gli schieramenti: l’astensionismo. Alle urne sono andati solo 4 elettori su 10, mentre la percentuale del calo dell’affluenza è stimata intorno al 14% rispetto alle ultime Regionali.
Le cause sono diverse, ovviamente, e una di queste, verosimilmente, è l’aver parlato e scritto di esito scontato del voto, come accaduto per le Regionali del Veneto, Campania e Puglia. Anche il cantare sempre vittoria, mistificando i risultati elettorali, non solo non appassiona, ma fa perdere credibilità.
Restando fondamentale far capire all’elettorato quanto il voto sia determinante per incidere sulle sorti della Nazione, da un punto di vista pratico vale la pena avanzare alcune considerazioni e proposte.
Oltre a facilitare il reperimento dei documenti elettorali, scheda compresa, bisognerebbe guardare ai tanti italiani fuori sede e agevolarne, tecnicamente, il voto a distanza. Ricordiamo che secondo le stime dell’AIRE, al 1° gennaio 2025 circa 6.412.752 italiani, di cui il 54% in Europa e il 40,9% in America, risiedono stabilmente all’estero, mentre nel biennio 2023-2024 sono stati registrati poco più di 2 milioni 847mila trasferimenti tra Comuni (1 milione 434mila nel 2023 e 1 milione 413mila nel 2024). Andrebbe anche ammesso, con grande onestà, che non ha senso riempire le piazze se poi non si va a votare.