Lo denuncia l’Istat, sottolineando che i partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate, con quote superiori al 50%

«Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età: il 18,8% (circa 3 milioni e 764 mila) ha subito violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali». Lo rende noto l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, osservando che «le violenze subite variano per livello di gravità: per quelle fisiche si va dalle minacce ai tentativi di strangolamento o soffocamento, mentre per quelle sessuali si passa dalle molestie con contatto fisico non voluto (19,2%) fino agli stupri o ai tentati stupri (5,7%)». Il principale dato riportato dall’Istat, che contribuisce a restituire l’ampiezza del fenomeno, è in linea con quello contenuto nell’ultimo rapporto sul tema, curato dalla sezione europea dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, secondo cui, il 28,5% delle donne e delle ragazze dai 15 anni in su subirà almeno un episodio di violenza fisica o sessuale, nel corso della propria vita. L’Oms mette in luce una carenza da colmare il più presto possibile: milioni di donne residenti in Europa non hanno accesso a servizi medici e psicologici riservati alle vittime di violenza. Analizzando i dati raccolti nel report, emerge che tra i 53 Paesi membri della regione europea dell’Oms, sette (13%) offrono servizi per l’interruzione di gravidanza, 17 (32%) offrono la contraccezione d’emergenza e altrettanti la profilassi post-esposizione all’Hiv. Sono 20 (38%) quelli che offrono la profilassi per le infezioni sessualmente trasmissibili e 23 (43%) quelli dove alle donne viene garantito l’accesso a servizi di consulenza per la salute mentale. Il rapporto sottolinea anche che nel 32% dei Paesi presi in considerazione gli operatori sanitari denunciano alle forze di polizia i casi di violenza domestica o del partner, senza il consenso delle vittime adulte. Una pratica fortemente sconsigliata perché «viola l’autonomia delle vittime, la riservatezza e scoraggia le donne dal cercare aiuto», ammonisce l’Oms Europa. «La violenza contro donne e ragazze ha raggiunto livelli critici e i nostri sistemi sanitari sono spesso il primo e unico punto di contatto per le vittime», è il commento del direttore dell’Oms Europa, Hans Henri P.Kluge.