di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Il Parlamento sta procedendo verso la stesura definitiva della Legge di Bilancio, in vista dell’approvazione della manovra entro la fine dell’anno, con un iter che sta proseguendo con il deposito degli emendamenti. Tra quelli “segnalati” dalla maggioranza e quindi di probabile approvazione, ce n’è uno particolarmente interessante, dal punto di vista sindacale, che punta ad estendere il prelievo fiscale agevolato al 5% anche agli aumenti contrattuali siglati nel 2024. Ad oggi, il testo della manovra prevede l’applicazione di questa aliquota ridotta agli incrementi salariali legati ai rinnovi contrattuali del 2025 e del 2026, ma un’estensione della platea, con l’inclusione dei contratti firmati nel 2024, rappresenterebbe un ulteriore passo avanti che permetterebbe di coprire un intero triennio contrattuale, garantendo un beneficio immediato ad un maggior numero di persone. Una misura importante, specie ricordando che il provvedimento, sia nella versione già in manovra sia nell’emendamento proposto, è rivolto ai lavoratori con redditi fino a 28 mila euro, la fascia sociale che più di tutte sta soffrendo la pressione dell’inflazione e dell’aumento generalizzato dei prezzi. In una Legge di Bilancio che cerca di sostenere il ceto medio, è altrettanto necessario non dimenticare i milioni di lavoratori a reddito più basso e per questo il giudizio dell’Ugl non può che essere favorevole a questo emendamento, con l’auspicio che il Parlamento lo approvi. Estendere l’agevolazione fiscale anche al 2024 significherebbe rendere più pesanti le buste paga per molti più lavoratori, contribuendo ad affrontare il problema della perdita del potere d’acquisto dei redditi da lavoro erosi dall’aumento del costo della vita, sia a fini sociali, quindi per aiutare i diretti interessati, che anche economici, per rinvigorire i consumi interni e sostenere il sistema Italia nel suo complesso. Ma c’è un altro elemento strategico all’interno sia della misura già in manovra, che, ancor di più, della sua eventuale estensione al 2024, ovvero la valorizzazione della contrattazione collettiva. Ridurre il prelievo fiscale sugli aumenti contrattuali significa, infatti, incentivare le imprese a rinnovare i contratti, favorendo quell’aggiornamento delle retribuzioni che in troppi settori si attende da anni e rafforzando uno strumento – il contratto collettivo nazionale – che resta il presidio principale per garantire tutele, diritti e salari dignitosi. La Legge di Bilancio di quest’anno si muove in un equilibrio delicato, tra vincoli di finanza pubblica e aspettative dei cittadini, ma è importante introdurre misure che, pur avendo un costo, generano ricadute positive su consumi, economia e coesione sociale. L’estensione dell’aliquota fiscale agevolata sugli aumenti contrattuali è una di queste e rappresenta un segnale di attenzione verso chi tiene in piedi il Paese ogni giorno con il proprio lavoro.