L’amministrazione straordinaria propone percorsi formativi per 1.550 addetti
Nessuna fumata bianca da Palazzo Chigi. Neanche l’ultimo incontro del governo con i rappresentanti delle federazioni di categoria dei metalmeccanici di Cgil, Cisl, Uil e Ugl ha dato i frutti sperati dai sindacati sul presente e sul futuro degli ex stabilimenti Ilva. Una situazione di incertezza che si ripercuote pesantemente sui dipendenti che continuano la loro mobilitazione sul territorio. L’ultima proposta emersa al tavolo prevede l’inserimento di 1.550 dipendenti in percorsi di formazione e riqualificazione professionale, superando in questo modo il tradizionale ricorso alla cassa integrazione come strumento di sostegno al reddito. La formazione dovrebbe riguardare competenze green, connesse sempre alla lavorazione dell’acciaio, con un investimento da parte della struttura commissariale di 20 milioni di euro per un totale di 93mila ore di formazione spalmate su sessanta giorni. Il timore delle sigle sindacali, però, è che, senza un coerente piano industriale, anche questa iniziativa possa essere fine a sé stessa. Di fatto, qualcuno si è spinto ad ipotizzare una chiusura dei siti, a partire da Taranto, già dal 1° marzo. Il governo, da parte propria, ha insistito su un punto: soltanto quando si avranno certezze sulla nuova proprietà, allora sarà possibile capire cosa succederà nel medio e nel lungo periodo; sarebbero tre o quattro i soggetti interessati a rilevare gli stabilimenti.