La Cgil rimane da sola. Fra le novità, la sperimentazione della settimana corta
Dopo una lunga trattativa, è stata sottoscritta la pre-intesa sul rinnovo del contratto collettivo nazionale del personale degli enti locali 2022-2024. Se il dato politico è il sostanziale isolamento della Cgil, che è rimasta arroccata sul diniego, a fronte della spinta al rinnovo che è arrivata da tutte le sigle di categoria dalla Cisl alla Ugl, dentro e fuori dal tavolo di confronto all’Aran, rispetto ai contenuti sono diversi i punti da attenzionare. Gli aumenti medi mensili sono nell’ordine di 142 euro, con gli arretrati che possono arrivare fino a 2.357 euro. In termini percentuali, l’incremento è del 6%, compreso lo 0,22% del trattamento accessorio. Si tratta di incrementi significativi che, soprattutto, spingono verso il rinnovo del contratto collettivo anche per il periodo 2025-2027, considerando che le risorse sono già disponibili da tempo. Sulla base delle stime fornite, il rinnovo del contratto collettivo 2025-2027 garantirebbe un ulteriore incremento compreso fra 90 e 135 euro. Sotto il profilo normativo, negli enti locali si lancia la sperimentazione della settimana corta, con le 36 ore spalmate su quattro giorni e non su cinque. Lo smart working resta anche se si punta maggiormente ad utilizzare lo strumento in un’ottica di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Il buono pasto matura anche nel lavoro agile. Conferma per le progressioni verticali a tutto il 2026.