Torna ad impennarsi il prezzo del petrolio. Non solo per le sanzioni Ue, ma soprattutto per quelle Usa che colpiscono Rosneft e Lukoil. Ma anche per le scelte poco amichevole di Cina e India
Ci sono momenti in cui la connessione tra guerra e mercati è più evidente. Più 5%, l’incremento che stamattina ha subito il prezzo del petrolio: il Brent, miscela di greggio ai minimi da sei mesi e uno dei punti di riferimento per la fissazione del prezzo del petrolio a livello globale (pari all’80% del prezzo), è tornato di nuovo sopra 65 dollari. La causa è la tenaglia di sanzioni e di scelte che si concentrano sul petrolio russo. Da una parte, quelle più blande dell’Ue che, con il 19° pacchetto di sanzioni, per la prima volta hanno incluso anche il gas e, dall’altra, quelle Usa, più pesanti, che vanno a colpire Rosneft e Lukoil, i due giganti del petrolio russo. In che modo? In un modo che già ha scatenato ripercussioni globali: impedendo non solo alle entità americane di effettuare transazioni verso i due colossi ma anche alle banche straniere di facilitare transazioni con i due colossi. Sanzioni, annunciate dal presidente Usa, Donald Trump, dirette a Putin ma che intaccano gli interessi di Cina e India, grandi importatori di greggio russo, le quali hanno deciso uno stop di acquisti da Mosca per non incappare nelle sanzioni Usa. Sanzionare il petrolio russo, vuol dire colpire circa il 12,8% della produzione petrolifera mondiale; vuol dire mettere fuori dal mercato il terzo produttore globale dopo gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. E non è poco: Rosneft e Lukoil sono responsabili, insieme, di circa la metà della produzione di greggio del Paese, circa 5,3 milioni di barili al giorno, pari al 5% circa dell’offerta globale. Lo stop di Cina e India complica i rapporti amichevoli di entrambi i colossi asiatici con la Russia e sarà proprio il loro stop a mettere maggiormente in difficoltà Putin, perché gli sottrae risorse importanti per la guerra in Ucraina. La Cina potrebbe sfruttare la situazione per essere fautrice di un accordo tra Russia e Usa. Ma al momento e alla luce delle tensioni tra Putin e Trump, sembra essere molto lontano. Putin, da parte sua, ha dimostrato sangue freddo, affermando che le sanzioni, pur essendo un «atto ostile», non avranno alcun impatto sull’economia russa. Trump ha risposto: «Inutili? Vedremo tra sei mesi». Il problema è o sarà solo di Putin? In sei mesi può succedere di tutto. Secondo i principali quotidiani economici, come Il Sole24Ore, si tratta di razioni – il picco del prezzo del petrolio – a caldo, che potrebbero comunque non determinare già un’inversione di tendenza del prezzo, cioè una crescita esagerata. Ma l’allarme è comunque scattato.