«E uso la mia autorevolezza, lato americano e lato europeo, per rafforzare un legame»

«Io lavoro per l’Occidente, perché penso che sia forte insieme». Questo è uno dei passaggi più importanti dell’intervento in Senato del premier, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo. «E uso la mia autorevolezza, lato americano e lato europeo, per rafforzare un legame senza il quale comunque avremmo dei problemi», ha aggiunto il presidente del Consiglio, toccando diversi temi – il conflitto russo-ucraino («La nostra posizione al fianco di Kiev non cambia, ma non invieremo soldati»), la delicata situazione mediorientale («Hamas deve essere disarmato»), i dazi…-, concedendosi anche qualche frecciatina contro le forze politiche che animano l’opposizione. Sullo scenario globale, il punto di vista di Meloni è piuttosto chiaro e altrettanto chiaro è il suo posizionamento: «Penso che tutti quanti dobbiamo essere consapevoli che quando Putin provoca coi droni sui cieli europei non è l’Europa sotto attacco, è l’Alleanza atlantica, l’Occidente sotto attacco». E, poi, ancora: «Quando Russia, Cina, Corea del Nord cercano di saldare i paesi del Sud globale rafforzando la loro influenza» non è «l’Europa che si cerca di isolare, è l’Occidente. Quindi io penso che bisogna continuare a rafforzare il legame» dell’Occidente e che «tutti quelli che pongono la questione» con «decidi se stai con l’Europa o con gli Stati Uniti stanno facendo un errore perché io voglio stare con l’Occidente rafforzando il ruolo dell’Europa e dell’Italia all’interno dell’Occidente». E, nel contesto attuale, chiedere il rafforzamento della Difesa non può essere un’eresia: «Purtroppo quando chiedi a qualcun altro di occuparsi della tua difesa, della tua sicurezza, devi anche sapere che quel qualcuno non lo fa gratis e io non voglio essere subalterna a nessuno». L’intervento ha offerto l’occasione al presidente del Consiglio per replicare agli attacchi dell’opposizione. Alla segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ad esempio, ha detto: «Considero irresponsabile andare in giro per il mondo a gettare ombre sulla nazione che si rappresenta quando non la si governa, solo per cercare di raggranellare qualche consenso o peggio solo per cercare un soccorso esterno per fare quello che non si è in grado di fare in patria». Sull’attacco del Movimento 5 stelle sul caso Ranucci, invece, ha osservato: «Non voglio tornare a Grillo, ma mi chiedo se sia possibile prendere lezione dal M5s che oggi scende in piazza e ieri stilava le liste di proscrizione dei giornalisti che non piacevano».