Hamas e Israele si accusano di violazione dell’accordo
Il giorno dopo la ratifica dell’accordo di pace per Gaza a Sharm el-Sheikh c’è già da pensare alla piena attuazione del piano Trump – condizione necessaria affinché non riprendano le ostilità – e alla ricostruzione delle aree devastate dal conflitto. Non è allora un caso se, intervistato da Fox News, il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar (paese mediatore insieme all’Egitto), Majed al-Ansari, ha riferito che «sono iniziate le difficili discussioni su come sarà la messa in sicurezza di Gaza, la sua amministrazione e la garanzia che non ci sarà più una guerra». Il ministro degli Esteri egiziano ha invece dichiarato all’Associated Press che sono stati selezionati 15 tecnocrati per amministrare Gaza. Oggi Hamas ha accusato Israele di violazione del cessate il fuoco, con l’uccisione di alcuni palestinesi questa mattina a Gaza: la versione dell’Idf è che avevano oltrepassato la cosiddetta “linea gialla”, oltre cui l’esercito si è ritirato come stabilito dall’accordo. Israele, a sua volta, non ha escluso conseguenze, ad esempio la raccomandazione di bloccare l’ingresso nella regione agli aiuti, per via della mancata restituzione degli ostaggi deceduti (i corpi consegnati ieri da Hamas sono stati solo quattro). Rientrando negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha voluto comunque ribadire la sua soddisfazione per il risultato raggiunto. «Torno a casa, in una Washington D.C. bellissima e sicura – ha scritto su Truth –. Ho realizzato tantissimo oggi in Israele e in Egitto. Tanto lavoro, ma non lo cambierei per niente al mondo. È stata un’esperienza unica. Ora, tutti quei grandi paesi che hanno combattuto così a lungo e duramente per la regione devono unirsi e fare il lavoro. Gaza è solo una parte. La parte più importante è la pace in Medio Oriente».