Recupero del potere d’acquisto reale; meglio il settore privato del pubblico
I rinnovi contrattuali degli ultimi tempi hanno permesso un primo parziale recupero del potere d’acquisto, sensibilmente eroso dall’impennata dei prezzi che si è registrata fra il 2021 e il 2022. Le retribuzioni reali, secondo gli ultimi dati Istat, sono ancora circa nove punti percentuali sotto rispetto al gennaio del 2021, ma il recupero, soprattutto in alcuni comparti produttivi del settore privato, è molto ben avviato. Meno bene, invece, sul versante del pubblico impiego, non tanto per la mancanza di risorse, che sono disponibili ormai da tempo, quanto piuttosto per l’ostruzionismo posto in essere dalle federazioni di categoria di Cgil e Uil che stanno rallentando le trattative per i rinnovi. Nei primi otto mesi dell’anno, sono stati rinnovati sedici contratti collettivi, per una platea di 2,1 milioni di addetti, ma non, ad esempio, quello dei metalmeccanici, con le federazioni di categoria di Cisl, Cgil, Uil e Ugl che continuano a pressare Confindustria. In media, i rinnovi del 2025 si sono chiusi con un incremento del 3,4% a fronte di una inflazione all’1,8%. Sempre l’Istat, però, osserva come la dinamica degli incrementi sembra tendere al ribasso, per cui una stima prudenziale dovrebbe portare ad una percentuale di incremento di poco inferiore al 3%, meglio nel privato (+3,2%) che nel pubblico (+2,6%). Le variabili, però, sono molte, anche legate alla legge di bilancio.