Crolla il governo, Lecornu non ha portato bene
Solo poche ore dopo la presentazione dei primi nomi del suo governo, Sébastien Lecornu, il Primo Ministro della Quinta Repubblica francese ad essere rimasto in carica per il tempo più breve in assoluto, ha presentato le dimissioni a Emmanuel Macron, che le ha accettate. D’altronde la sua squadra era non molto dissimile dalla precedente e i Repubblicani non hanno evitato di far emergere le loro rimostranze sulla composizione dell’esecutivo. Essendo, il tutto, avvenuto a poche ore dall’annuncio della lista dei ministri del nuovo esecutivo ed essendo questa l’ennesima crisi di governo, da quando, dal 2024 si sono succeduti tre governi, ora a rischiare è il Presidente della Repubblica francese in persona, Emmanuel Macron, alla luce dei tanti fallimenti e dell’incapacità, dimostrata dai fatti, di mettere in piedi un governo. Il governo Lecornu è crollato ancora prima di presentarsi all’Assemblea nazionale.
Il premier, nel dimettersi, ha spiegato: «Non ci sono le condizioni per governare. Gli interessi di parte hanno condannato in anticipo il governo». Ha rivendicato di aver «cercato di tracciare un percorso su questioni che erano state oggetto di blocchi», come l’assicurazione contro la disoccupazione e la previdenza sociale, per «rilanciare la gestione congiunta» e «costruire una tabella di marcia» con un nucleo di proposte comuni da portare avanti. Ma non è servito.
Dure le reazioni delle opposizioni. Il leader del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha chiesto il rapido scioglimento dell’Assemblea Nazionale: «Non ci sarà stabilità senza un ritorno alle urne». Non meno dura dal fronte progressista, con il leader di La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, la richiesta di mettere all’ordine del giorno la destituzione di Macron. Il leader del partito presidenziale Rinascita ed ex premier, Gabriel Attal, ha parlato di «spettacolo deplorevole» da parte di tutta la classe politica.
Ma non c’è soltanto la politica, a preoccupare. È soprattutto la situazione economica della Francia e la crescita esponenziale del suo debito pubblico a destare grande preoccupazione. Pur restando la seconda economia europea, le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale sono tutt’altro che ottimistiche e, con un debito che ha raggiunto nel primo trimestre del 2025 i 3.350 miliardi di euro, pari al 114 per cento del PIL, Parigi è già l’anello debole dell’Unione. Infatti, partito già a passo più lento rispetto alle altre Borse europee, il listino di Parigi alla notizia dello scioglimento del governo Lecornu ha frenato bruscamente e ha ceduto il 2 per cento.