di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Oggi, sul Sole 24 Ore, le ultime stime diffuse dall’Inapp sulla demografia italiana, che confermano un quadro allarmante: nei prossimi dieci anni, circa 6,1 milioni di lavoratori italiani usciranno dal mercato del lavoro in un vero e proprio esodo generazionale che rischia di mettere in crisi la tenuta del nostro sistema di welfare, già oggi sotto forte pressione. Come ha ricordato il presidente dell’Inapp, Natale Forlani, a causa dell’andamento demografico, la popolazione giovane disponibile non sarà sufficiente al ricambio ed i circa 6 milioni di cittadini tra i 20 e i 29 anni non basteranno a colmare il vuoto lasciato dai pensionamenti. Se allarghiamo lo sguardo, la situazione appare ancora più grave, con le fasce d’età più giovani che diventano via via più esigue, basti pensare al calo di 120mila studenti registrato con l’apertura dell’anno scolastico. E così entro il 2060 la popolazione in età lavorativa calerà del 34%, ben oltre la media Ocse. Non a caso, secondo le proiezioni, l’Italia sarà tra i pochi Paesi avanzati a registrare una crescita negativa del Pil pro capite di -0,6% nel periodo 2024-2060, contro il +0,6% della media internazionale. Questi numeri delineano i rischi concreti del cosiddetto “inverno demografico”: un Paese che invecchia, con un tasso di natalità ai minimi storici, 1,18 figli per donna, una spesa pensionistica destinata a salire dal 15,3% al 17,1% del Pil entro il 2040, e oltre 4 milioni di over 65 non autosufficienti che richiedono assistenza continuativa. Di fronte a questo scenario, l’Italia deve puntare su politiche strutturali a sostegno della famiglia e della natalità, accompagnate da un forte investimento nei servizi per l’infanzia e la conciliazione vita-lavoro, e poi sull’inclusione occupazionale delle donne – sono ancora 7,8 milioni quelle inattive, di cui oltre 1,2 milioni disponibili a lavorare se adeguatamente supportate – e dei Neet, oggi pari a 1,4 milioni di giovani, con particolare attenzione al Sud. Accanto a questo, occorre rendere il nostro Paese più attrattivo per chi è andato all’estero, creando condizioni salariali, fiscali e professionali capaci di incentivare il rientro di tanti italiani che oggi lavorano lontano da casa. Recuperare questo capitale umano è parte integrante della strategia per garantire all’Italia una popolazione attiva solida e competitiva. Richiamare verso il mondo del lavoro la maggior parte possibile della popolazione in età attiva, creando condizioni favorevoli all’occupazione femminile e giovanile, significa dare futuro alla nostra economia e garantire la sostenibilità del sistema di protezione sociale. Non c’è più tempo da perdere: solo un grande piano nazionale, a lungo termine per la natalità e nell’immediato per il lavoro, potrà evitare che la glaciazione demografica comprometta in modo irreversibile il futuro del nostro Paese.