Ue, Draghi: «Inazione minaccia competitività e sovranità»
«I cittadini e le aziende europee esprimono una crescente frustrazione, sono delusi dalla lentezza dell’Ue, ci vedono incapaci di tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove»
Non l’ha di certo mandata a dire. A un anno di distanza, dalla presentazione del piano sulla competitività, «l’Europa si trova in una situazione più difficile. Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando. E non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno. Ci è stato dolorosamente ricordato che l’inazione minaccia non solo la nostra competitività, ma anche la nostra stessa sovranità».
Sono parole di Mario Draghi, ex presidente della Bce e ex premier italiano, espresse nel suo intervento odierno al summit Cotec Europa a Coimbra, in Portogallo, per ricordare la presentazione 12 mesi fa del suo rapporto sulla competitività. Da allora, poco è stato fatto.
Infatti, «i cittadini e le aziende europee esprimono una crescente frustrazione, sono delusi dalla lentezza dell’Ue, ci vedono incapaci di tenere il passo con la velocità del cambiamento altrove. Sono pronti ad agire, ma temono che i governi non abbiano compreso la gravità del momento», prosegue. «In alcuni settori l’Europa sta compiendo progressi. Sono in corso progetti per la realizzazione di almeno cinque gigafabbriche di IA, ciascuna con oltre 100.000 Gpu avanzate», ma «il divario è netto. Sul fronte dell’IA, lo scorso anno gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli di base, la Cina 15 e l’Ue solo 3. Tra le PMI, l’adozione dell’IA è ancora bassa, compresa tra il 13 e il 21%. E nel campo più strategico, quello dell’IA basata sulla proprietà intellettuale europea per consolidare le nostre industrie principali, i progressi sono minimi».
Per Draghi, è venuto il momento «per la sopravvivenza (di fare, ndr) ciò che non è stato mai fatto». «Naturalmente, questo percorso infrangerà tabù di lunga data. Ma il resto del mondo ha già infranto i propri. Per la sopravvivenza dell’Europa, dobbiamo fare ciò che non è mai stato fatto prima e rifiutarci di lasciarci frenare da limiti autoimposti», ha avvertito l’ex presidente della Bce.
«Soprattutto, dobbiamo andare oltre le strategie generiche e le tempistiche rinviate nel tempo. Abbiamo bisogno di date concrete e risultati misurabili – e di essere chiamati a renderne conto. Le scadenze dovrebbero essere abbastanza ambiziose da richiedere una vera concentrazione e uno sforzo collettivo», ha aggiunto. Il Mercato Unico e l’euro sono stati la formula alla base dei progetti di maggior successo dell’Europa ed «entrambi sono avanzati attraverso fasi chiare, traguardi precisi e un impegno politico costante», ha concluso. Come a dire, se lo vogliamo davvero, possiamo.