L’Italia migliora sulla povertà, ma restano ancora diverse criticità

Il primo obiettivo dell’Agenda 2030 (Goal 1) è quello di porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo. Nel caso dell’Italia, gli indicatori sono diciannove. Nel 2023, la povertà assoluta riguarda 5,7 milioni di residenti nel nostro Paese, il 9,7%; cala al Sud, ma aumenta nel Nord-ovest. Il rischio povertà riguarda 11 milioni di residenti, con ampie disparità territoriali, un dato sostanzialmente stabile su base annua. Meglio gli anziani dei giovani, però. 2,5 milioni di occupati sono a rischio povertà. Migliora invece il dato relativo alle persone con grave sovraccarico del costo abitativo. L’obiettivo 2 è quello di sconfiggere la fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile. Dodici gli indicatori utilizzati nel nostro Paese, di cui sette allineati a quelli delle Nazioni unite. Su base annua, si registra un miglioramento su diversi indicatori; meglio i dati su base decennale, tranne che per l’impiego di fertilizzanti. Quasi il 20% della superficie coltivata nel nostro Paese è destinata ad agricoltura biologica. Resta stabile, fra gli altri, il dato sui bambini della scuola materna in sovrappeso o obesi: sono un terzo del totale. Il terzo obiettivo rimanda alla salute e al benessere per tutti e per le età. Le misure statistiche sono 36; venti di queste sono indicatori condivisi a livello di Nazioni unite. Sono diversi i valori in miglioramento, ad iniziare dalla probabilità di morire per tumore, malattia cardiovascolari o per incidente stradale; peggiorano i dati sulla speranza di vita in buona salute e sulle vaccinazioni antinfluenzali per anziani. Male anche alcol, fumo e peso. L’istruzione di qualità, dalla quale dipende pure lo stile di vita adottato, rappresenta il quarto obiettivo dell’Agenda 2030. Sono 34 gli indicatori. In positivo, la riduzione della dispersione scolastica, l’acquisizione di competenze e i servizi offerti a studenti con disabilità. Permangono, però, forti criticità e ritardi su base decennale