di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Secondo il dossier “Tuttoscuola” in tema di sicurezza nove edifici scolastici su dieci non dispongono di una o più certificazioni obbligatorie. Il quadro delineato, «basato su dati contenuti nella sezione Open Data dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia scolastica», fotografa 3.588 edifici, il 9% del totale, dove si calcola che studino e lavorino circa 700 mila tra studenti e personale della scuola, privi delle certificazioni obbligatorie.

Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha risposto con dati alla mano e, decisamente, più aggiornati. Replicando all’Ansa, e sottolineando che la responsabilità degli interventi antisismici sulle scuole è degli Enti locali, fonti del dicastero hanno spiegato che i dati di Tuttoscuola sono presi dall’anagrafe dell’edilizia scolastica e fanno riferimento al 2023-2024 e, quindi, «non tengono conto dell’enorme lavoro in atto su oltre 10mila edifici scolastici, grazie ai fondi Pnrr a cui sono stati aggiunti importanti fondi ministeriali (circa 1/3 del totale degli interventi di messa in sicurezza) per il più grande piano di intervento mai fatto per la scuola italiana». Sono pari al 22% del patrimonio edilizio scolastico le opere avviate «per recuperare un’incuria che dura da 60 anni, i risultati saranno misurabili solo tra qualche anno».

Come organizzazione sindacale impegnata da sempre e in prima linea nel vasto e complesso tema della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro, l’UGL ha da sempre dichiarato particolare attenzione verso il mondo della Scuola sia in senso infrastrutturale che formativo sia quale veicolo di una capillare e profonda, quanto necessaria, opera di informazione, formazione e consapevolezza già tra le giovani generazioni sull’importanza del tema e su quali siano le responsabilità in capo ai singoli affinché qualsiasi luogo, in primis quello del lavoro ovviamente ma non solo, sia sicuro e salubre. Non solo, l’UGL ha chiesto, e ottenuto, che l’assicurazione Inail per allievi e personale diventasse strutturale, aggiungendo a ciò l’adozione di un Piano nazionale di interventi di messa in sicurezza di immobili e siti pubblici, con priorità per la Scuola, ma anche per Università e Sanità e con riferimento alle società partecipate dalla Pubblica amministrazione, per una dotazione finanziaria di 100 milioni di euro con un obiettivo di 2mila interventi.

Di sicuro molte – a causa dell’inazione e dell’incuria che risale a prima del Covid – sono le azioni da mettere ancora in campo, ma non si dà un contributo serio e significativo né alla battaglia per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro né alla Scuola e alle relative infrastrutture con dossier che rischiano di essere usati in modi del tutto strumentale e di ridurre un bene comune, quale è la Scuola, a una mera clava politica, lasciando nell’ansia e nella preoccupazione famiglie e studenti.