Si punta all’allineamento fra pubblico e privato nei contratti di produttività

In vista della piena ripresa delle attività parlamentari e del governo, continuano a rincorrersi le anticipazioni di quello che potrebbe esserci all’interno della prossima legge di bilancio. Il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, come noto, ha già lanciato alcune proposte sul versante previdenziale, proposte che sicuramente saranno oggetto del prossimo confronto fra l’esecutivo e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e delle altre parti sociali. Nel frattempo, sindacati e associazioni datoriali sono già stati convocati per affrontare la questione della destinazione delle risorse aggiuntive in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. In un tale scenario, si innesta il tentativo del ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, di provare ad allineare lavoro pubblico e lavoro privato sui contratti di produttività. I dipendenti delle aziende beneficiano di una aliquota fiscale di vantaggio, pari al 5% che si applica, appunto, agli accordi collettivi sui premi di produttività. La misura avrebbe costi aggiuntivi, ma, di converso, sarebbe molto apprezzata dalle amministrazioni e, soprattutto, dal personale, in quanto garantirebbe un maggiore potere d’acquisto a parità di risorse lorde stanziate. L’aliquota del 5% è infatti sostituiva dell’aliquota Irpef e delle relative addizionali: tradotto, un beneficio netto minimo compreso fra il 20 e il 30%.