Accordo sui dazi tra Trump e von der Leyen: tariffe al 15%. Dopo trattative durate mesi, nel vertice in Scozia trovata un’intesa tra i due leader

Verranno applicate tariffe al 15% sulla gran parte delle merci europee esportate negli Usa, in aumento rispetto alla precedente media del 4,8%, la metà se paragonate al 30% precedentemente annunciato dal presidente Usa. Un’intesa in chiaroscuro per l’Europa, che prevede l’esenzione per alcune merci, ma anche, per acciaio e alluminio, la permanenza dei dazi attuali al 50%, e solo poi un sistema di quote che ridurrà le tariffe, oltre che l’impegno Ue ad acquistare prodotti energetici americani per 750 miliardi di dollari, ad investire ulteriori 600 miliardi di dollari negli Usa e ad aprire ad auto e prodotti agricoli statunitensi. Dopo il faccia a faccia tra i due leader, nella tenuta scozzese di Turnberry, di proprietà del presidente Usa, è arrivato l’annuncio dell’accordo, dopo mesi di trattative ed incertezze. Per Trump «un buon accordo per tutti, il più importante», prevedendo effetti positivi in particolare per l’automotive, mentre von der Leyen ha puntato sul fatto che l’accordo «ridarà stabilità» ai mercati, ed in effetti oggi c’è stato un avvio positivo per le Borse europee dopo l’intesa. In Europa, però, la soddisfazione è molto parziale e finora poche cancellerie si sono espresse ufficialmente sull’accordo raggiunto. Oggi al via a Bruxelles la riunione dei Rappresentanti Permanenti dei 27 Paesi Ue sull’intesa nel quale Commissione è chiamata a illustrare i punti principali dell’accordo. Per quanto riguarda l’impatto sul nostro Paese, secondo il Centro studi Confindustria, il contraccolpo sarà di circa mezzo punto di Pil, pari a dieci miliardi di euro. Molto critica l’opposizione, concentrata, però, più sul governo italiano che non sulla Commissione Ue, responsabile dell’intesa, mentre non considera chiusa la partita la premier Meloni, che, commentando quanto ottenuto da Von der Leyen, ha dichiarato di giudicare «positivamente il fatto che si sia raggiunto un accordo», per scongiurare una guerra commerciale in Occidente dagli esiti imprevedibili, ma anche che «bisognerà studiare i dettagli perché quello sottoscritto ieri è di massima, giuridicamente non vincolante» e che, quindi, «c’è ancora da battersi».