di Daniele Milani

Il fenomeno ha un riferimento letterario. In uno dei racconti mensili del libro Cuore, De Amicis narra del giovanissimo Marco, genovese di nascita che parte dalla sua città per andare a cercare notizie della madre trasferitasi per lavoro in Argentina, ( a servizio presso una famiglia) e sostanzialmente scomparsa. Compito estremamente gravoso per un ragazzino di tredici anni. Peraltro tal viaggio appare incomprensibile in presenza di un padre che non poteva andare per “ motivi di lavoro” e di un fratello maggiore che, evidentemente, aveva altri impegni.

Già all’epoca della lettura, coincidente con la nostra adolescenza, rimanemmo molto perplessi sulla vicenda: la domanda che già allora ci ponemmo, è semplice nella sua banalità. Perché spedire un bambino, senza un soldo, ad intraprendere un viaggio, che per quei tempi era simile a una missione su Marte, per cercare la madre,  quando la stessa azione poteva essere compiuta da famigliari adulti forse anche sfaccendati e comunque non impediti da alcunché? Grava il sospetto, letterario per carità, che il padre felice, dopo essere riuscito a sbarazzarsi della moglie volesse anche sbarazzarsi del figlio minore.

Quanto detto ha un senso se si paragona alla molto seria questione dei minori non accompagnati che vengono in Europa ed, in particolare in Italia.

Riguardo a quello che Arbasino definiva il sadismo di De Amicis, abbiamo scherzato; su questa vicenda  non si deve però giocare, laddove la sorte di queste decine di migliaia di adolescenti, grava come un macigno sulla coscienza, per la verità abbastanza distratta di noi europei. E’ abbastanza singolare pensare che costoro agiscano di loro spontanea volontà: viene da pensare che vi siano dei responsabili di questo fenomeno poiché non è pensabile che i famigliari di questi ragazzini e ragazzine siano tutti degli infami come il padre e il fratello di Deamicisiana memoria. E difficile credere che, salvo eccezioni , questi famigliari, spontaneamente mandino, più che allo sbaraglio i loro figli rimanendo loro nei loro paesi di origine. Grava forte il sospetto che, approfittando del più vasto fenomeno migratorio, si sia in presenza di attività, che definire criminali appare eufemistico, tese allo sfruttamento ignobile della fascia più debole degli abitanti dei paesi di provenienza. Un esempio tra tutti: la stragrande maggioranza dei minori non accompagnati non proviene dalla Siria, unico paese per il quale può essere giustificato appieno il concetto di rifugiato, ma invece è deportata dai paesi dell’Africa sub Sahariana. Quasi nessuna notizia, poi, sulla sorte di questi sciagurati, quasi tutti inghiottiti dal lato oscuro delle nostre città, senza sapere se siano ancora in vita. Bruttissima storia. Ci viene da dire, in modo politicamente poco corretto, meno De Amicis e più faccetta nera.