Una transizione energetica pragmatica e basata sulla neutralità tecnologica per difendere il lavoro e la competitività
di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
La transizione energetica è un passaggio inevitabile per affrontare il cambiamento climatico, ma l’Europa e l’Italia stanno pagando un prezzo troppo alto per aderire a questo modello, sia dal punto di vista economico che sociale. Il
rischio è che, se non correttamente governata, questa transizione diventi un vettore di diseguaglianze, desertificazione industriale e perdita di occupazione. Oggi l’Ugl ha approfondito questo tema così importante in un convegno tenutosi a Roma, «Green economy, quale futuro?», al quale hanno partecipato personalità di primo piano del settore, a partire dal ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. L’evento di oggi fa parte di un programma complessivo di analisi e confronto sui principali ambiti dell’economia contemporanea, che abbiamo chiamato «Future economy» e che sarà articolato in una serie di incontri monotematici che si svolgeranno in varie città italiane. Per quanto riguarda l’argomento di oggi, anche alla luce di quanto affermato dagli esperti intervenuti, per l’Ugl la strada giusta è quella di una transizione energetica ponderata e tecnologicamente neutrale, capace di coniugare sostenibilità ambientale, tutela dei lavoratori, competitività economica. Lo abbiamo detto più volte: il green deal non può diventare una sorta di idolo al quale sacrificare i diritti dei lavoratori e la tenuta industriale del Paese e dell’Ue, di fronte a competitor spesso meno attenti all’ambiente. I settori della produzione energetica tradizionale ed il manifatturiero, automotive e non solo, vanno accompagnati in un processo che deve abbandonare i dogmatismi in favore di un approccio pragmatico, finalizzato al benessere complessivo italiano ed europeo, ambientale, quindi, ma anche economico e sociale, puntando su una maggiore indipendenza energetica e sulla ricerca e la formazione per favorire competitività, crescita ed occupazione.


