La guerra tra Iran e Israele, la situazione a Gaza, il conflitto tra Russia e Ucraina, la spesa per la difesa. Tanti sono i temi affrontati dal premier in Aula

Comunicazioni in vista del Consiglio europeo, in programma il 26 e il 27 giugno, monopolizzate dai principali dossier internazionali – la guerra tra Israele e Iran, quella tra Russia e Ucraina, la situazione a Gaza… -, in un contesto reso ulteriormente incandescente dall’intervento statunitense in Iran, nella notte tra sabato e domenica. «L’Iran deve evitare ritorsioni contro gli Usa, cogliere l’opportunità oggi di un accordo con Washington sul proprio programma nucleare, consapevole che è possibile portare avanti un programma civile senza fini militari», ha detto il premier, che ieri ha avuto frequenti contatti con i principali leader internazionali, dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, al cancelliere tedesco, Friedrich Merz, passando per il premier britannico, Keir Starmer e i leader mediorientali, tra cui il saudita Mohammad bin Salman, il presidente degli Emirati bin Zayed e l’emiro del Qatar al-Thani (ieri c’è stata anche una conversazione telefonica con la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, che conferma l’impegno, ribadito oggi alla Camera, da parte del presidente del Consiglio di dialogare maggiormente con le forze d’opposizione, in «una fase così delicata»). Negli attacchi Usa contro l’Iran, ha assicurato Meloni, l’Italia non ha avuto alcun ruolo. Pur riconoscendo come «legittima» la reazione di Israele «al terribile attacco terroristico» – il riferimento, ovviamente, è all’attentato del 7 ottobre 2023 -, Meloni ha invitato Tel Aviv a stoppare le operazioni nella Striscia di Gaza, che non «deve mai più essere una piattaforma per attacchi contro Israele». Inevitabile un passaggio dedicato alla guerra in Ucraina, dove «l’obiettivo immediato è un cessate il fuoco» per «discutere un vero e duraturo accordo di pace». L’impegno dell’Ucraina «a favore della pace è chiaro», ma la Russia «deve dimostrare di volersi seriamente impegnare al tavolo negoziale», cosa che fino ad adesso non ha fatto, come dimostrano «gli attacchi a obiettivi civili», ha aggiunto il premier, prima di annunciare maggiori investimenti della spesa per la difesa, fino a soddisfare il requisito del 5% del Prodotto interno lordo, in linea con i target Nato: «Al vertice dell’Aja saremo chiamati ad assumere impegni chiari, trasparenti e sostenibili», che probabilmente sarà del «3,5% del Pil in spese di difesa e l’1,5% in spese di sicurezza. Impegni importanti e necessari, che l’Italia rispetterà, perché l’alternativa sarebbe più costosa e peggiore. Non lasceremo l’Italia esposta, debole, incapace di difendersi».