di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Sul mondo si addensano nubi sempre più minacciose: l’escalation militare in Medio Oriente, il bombardamento statunitense contro i siti nucleari iraniani, il conflitto tra Israele e Iran che si somma alla tragedia di Gaza, mentre, nell’Europa orientale, la guerra in Ucraina continua, lontana da una soluzione. In un contesto così difficile e pericoloso, l’Italia dovrebbe agire da sistema-Paese senza cedere alle logiche divisive della polemica interna. Per questo, la telefonata tra la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni va letta come un segnale importante di correttezza istituzionale e soprattutto di consapevolezza politica, che restituisce dignità al confronto tra posizioni diverse, ma unite dalla responsabilità comune verso la Nazione. Un’iniziativa, quella della leader del Pd, inedita, sicuramente positiva, ma che – specie in un Paese come il nostro, nel quale il confronto tra maggioranza e opposizione è spesso caratterizzato da un clima di perenne campagna elettorale – conferma anche, purtroppo, la delicatezza della situazione che stiamo vivendo. Dopo l’attacco Usa contro gli obiettivi nucleari in Iran, la premier aveva già riunito in videoconferenza tutti i ministri interessati e i servizi, avuto colloqui con diversi leader internazionali ed, infine, parlato con il Presidente Mattarella; poi la lunga telefonata con Schlein. Il contesto internazionale, infatti, non lascia spazio ad illusioni: siamo a un passo da un possibile ulteriore allargamento di quella «guerra mondiale a pezzi» già in atto, come l’aveva giustamente definita Papa Francesco, con il rischio concreto di un coinvolgimento diretto dell’Europa e dell’Italia, esposte per ragioni geografiche e strategiche. E, di fronte a tutto questo, serve compattezza, maturità istituzionale e, pur nelle differenze di visioni, unità nazionale. Il mondo del lavoro, le famiglie, le imprese chiedono sicurezza e stabilità ed una politica estera che mantenga l’Italia nella sua naturale posizione, nel contesto europeo ed occidentale, ma in un ruolo di equilibrio, di diplomazia, difesa della pace e rispetto del diritto internazionale. Questo il senso anche dell’affermazione di Tajani che vede Roma come possibile luogo di dialogo, mantenendo per questo aperta l’ambasciata italiana a Teheran. Agendo, nel contempo, sul piano interno per la difesa della nostra cittadinanza, quindi, come sta avvenendo, mettendo in sicurezza i contingenti italiani all’estero e portando al massimo il livello di allerta nei luoghi sensibili sul territorio nazionale, ma anche tutelando imprese, lavoratori e famiglie dall’incertezza economica generata dalle tensioni mondiali, puntando sempre più su politiche industriali, commerciali ed energetiche lungimiranti, che possano garantire un buon grado di stabilità anche nei contesti difficili.