Errore medico, alla ricerca di un equilibrio. Il 97% dei procedimenti aperti in ambito penale viene archiviato senza andare in giudizio

Errore medico, una questione delicata, che riguarda il rapporto di fiducia, essenziale, tra professionisti sanitari e pazienti/cittadini. Un rapporto incrinato a partire dal Covid-19 in poi. In merito, il senatore Francesco Zaffini (FdI), riconfermato ieri presidente della Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, del Senato, nel corso di un evento promosso da Anaao Assomed, ha lanciato una proposta, a cui il governo sta già lavorando: «È necessario depenalizzare l’atto medico». Paradossale? I numeri parlano chiaro: «Ogni anno in Italia vengono intentate oltre 35mila cause contro il personale sanitario per presunto – o preteso – “errore medico”. Tra queste il 97% dei procedimenti aperti in ambito penale viene archiviato senza andare in giudizio». Le liti, spesso temerarie, «causano costi ingenti per il Ssn (circa 20 miliardi di euro all’anno secondo i dati Anaao) per far fronte alle spese legali, senza contare le risorse impiegate per effettuare esami e screening nella cosiddetta medicina difensiva, e che potrebbero essere utilizzate invece per rispondere ai bisogni di cura dei cittadini». «È essenziale che i professionisti sanitari, sottoposti già a grandi pressioni, siano messi in condizione di svolgere la propria attività senza il timore di incorrere in cause che potrebbero costare loro molto, troppo, non solo in termini economici ma anche di carriera e con pericolosi profili di responsabilità penale». Come intende procedere il governo? Da una parte, più attenzione alla formazione, «nell’ottica di riduzione del rischio di eventi infausti, nonché alla valorizzazione del capitale professionale, per impedire il “disinnamoramento” dei nostri professionisti», ha spiegato Zaffini, ricordando che, oltre alla riforma dell’accesso alla facoltà di medicina, «stiamo lavorando a una riforma delle specializzazioni», a cui si aggiungono «l’incremento dell’indennità di specificità per la dirigenza medica e veterinaria, dirigenza sanitaria non medica e infermieristica e l’incremento delle borse di studio per gli specializzandi (ultima legge di Bilancio)». C’è poi l’aspetto giuridico, appunto, della depenalizzazione dell’atto medico e cioè rendere lo “scudo penale”, strumento già esistente che limita la responsabilità penale dei professionisti sanitari ai soli casi di dolo e colpa grave, prorogato fino al 31 dicembre 2025 con il cosiddetto decreto Milleproroghe, una misura strutturale. «Scelta che potrebbe contenere i fenomeni della medicina difensiva e delle liti temerarie, in entrambi i casi con notevoli risparmi per il nostro Ssn».