Per Cna non si trovano i lavoratori e le dimissioni volontarie sono aumentate del 70%. Dimezzati i licenziamenti economici. Aumentate le dimissioni volontarie

C’è attesa per i referendum dell’8 e 9 giugno, in alcuni casi nella speranza, malriposta, che possano risolvere problemi del mondo del lavoro come i licenziamenti illegittimi, i contratti a termine o la sicurezza sul lavoro. Per altri, soltanto per testare l’affluenza alle urne e dedurne le relative conseguenze politiche. Ma veniamo al sodo, cioè al mondo del lavoro e ai problemi del lavoro: secondo l’analisi realizzata sui dati Inps dall’Area studi e ricerche della CNA, il problema degli artigiani e delle piccole imprese è trovare lavoratori, non licenziarli. Tra il 2014 e l’inizio del 2025 si contano quasi 2,4 milioni di occupati in più, il dimezzamento dei licenziamenti economici, la crescita consistente delle dimissioni volontarie. È dal 2014 che il lavoro in Italia mostra una performance positiva: tra gennaio 2014 e marzo 2025 il numero di occupati è aumentato di quasi 2,4 milioni raggiungendo il massimo storico di 24,3 milioni di unità. Nello stesso periodo il numero di disoccupati si è ridotto di 1,6 milioni tornando sui livelli del 2007. Il miglioramento del mercato del lavoro si riflette anche sul numero delle persone inattive che è sceso di 1,9 milioni. L’aumento dell’occupazione è stato favorito dalla maggiore mobilità dei lavoratori. Nel decennio, le dimissioni volontarie sono aumentate del 70% da 1,22 milioni a 2,1 milioni l’anno. Crollati i licenziamenti di natura economica da 943mila a 540mila l’anno con una incidenza sul totale delle cessazioni in calo dal 17,3% al 7%. Tra il 2020 e il 2023, i licenziamenti di natura economica sono oscillati tra 248mila e 388mila, mentre tra il 2009 e il 2013 sono stati tra 800mila e oltre un milione. Osservando l’andamento delle assunzioni, l’anno scorso i contratti a tempo indeterminato hanno sfiorato i 2 milioni, pari al 31,3% del totale delle assunzioni, in deciso aumento rispetto al 22,4% del 2014. Scesa anche la percentuale di tutte le forme contrattuali non permanenti. Le imprese hanno manifestato una crescente preferenza verso la stabilità dei rapporti di lavoro, a prescindere dall’andamento della congiuntura economica. Nel decennio, il tasso di occupazione è aumentato di 8 punti al 62,2%, sebbene sia il valore più basso tra i paesi UE che hanno una media del 70,8% con punte dell’82,3% nei Paesi bassi e del 77,5% in Germania.