Ben 17mila imprese potrebbero esportare, ma non lo fanno

Nell’arco degli ultimi cinque anni, l’export italiano di beni è aumentato del 30%, raggiungendo i 623,5 miliardi di euro. Un risultato a cui vanno aggiunti anche gli oltre 141 miliardi di euro legati alle vendite di servizi. È quanto ricorda Unioncamere nell’ultima analisi sulle imprese esportatrici, sottolineando che sono quasi 121mila le aziende italiane che vendono verso i paesi esteri, ma che ci sono altre 17mila imprese che pur possedendo tutti i requisiti per aprirsi ai mercati internazionai, non lo fanno. Di queste, 5.601 risultano essere “aspiranti” esportatrici, ovvero che, pur non essendo attualmente esportatrici, possiedono tutti i requisiti affinché entrino nei mercati internazionali, mentre 11.472 sono “emergenI”, cioè mprese che hanno esportato per almeno un anno tra il 2015 e il 2021 e che avrebbero il potenziale per incrementare la propria presenza all’estero. «Mettere tutte queste imprese potenziali esportatrici nella condizione di vendere oltreconfine – spiega Unioncamere – potrebbe portare ad un aumento stimato tra il 2,6% e il 3,0% del complessivo fatturato esportato». Secondo la “geografia dell’export italiano”, realizzata dall’associazione di categoria su dati Istat, quasi la metà delle imprese manifatturiere esportatrici sono concentrate al Nord-ovest (il 39,9%), il 29,9% al Nord-est, il 18,6% al Centro e l’11,6% nel Mezzogiorno. «Delle circa 2.400 esportatrici manifatturiere perdute negli ultimi cinque anni – si legge poi -, ben circa 1.300 appartengono al Nord-ovest (53% della perdita totale nazionale), poco più di 600 al Nord-est, circa 400 al Centro e meno di 100 nel Sud e Isole».