Verso soglia dieci milioni di aderenti, ma giovani e Mezzogiorno restano indietro
In attesa di capire se e come il governo interverrà sul versante dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti pensionistici, con i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che chiedono la sterilizzazione dell’incremento che, altrimenti, scatterebbe dal 1° gennaio 2027, è tempo di consuntivi per la previdenza complementare. Con la riforma Dini del 1995 e, poi, con gli altri interventi correttivi, la previdenza complementare, la cosiddetta “seconda gamba”, ha assunto un’importanza crescente nella tutela del potere d’acquisto dei pensionati. Ad oggi, i titolari di una pensione complementare sono circa dieci milioni, in costante crescita nel corso degli anni. La copertura, però, resta ancora, per molti versi, insufficiente, considerando che la platea potenziale è molto ampia, abbracciando sia il lavoro dipendente che quello autonomo nelle sue diverse forme. Continuano a pesare la ridotta propensione dei giovani ad iscriversi e la bassa risposta dei residenti nelle regioni del Mezzogiorno. Negli ultimi mesi, proprio per favorire le adesioni, si è parlato di un nuovo semestre bianco, durante il quale i lavoratori non iscritti sarebbero chiamati ad esplicitare la loro volontà in merito alla gestione del trattamento di fine rapporto. In parallelo, si continua a ragionare su come i fondi pensione possano sostenere l’economia reale. In ballo ci sono 30 miliardi di euro potenziali.