Nordio: «Esprimo la massima soddisfazione: confermato quanto sostenuto a più riprese»

Uno dei punti cardine della riforma della Giustizia è salvo. La Corte Costituzionale ha deciso che l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio non è incostituzionale, trovando infondate le preoccupazioni sollevate nei mesi scorsi dalla Cassazione e da tredici giudici di merito, secondo i quali la la cancellazione dell’articolo 323 del codice penale era in contrasto con la Convenzione Onu di Merida contro la corruzione ratificata dall’Italia nel 2009, e pertanto violava l’articolo 117 della Costituzione che prevede l’obbligo di rispettare i vincoli internazionali. «Esprimo la massima soddisfazione per il contenuto del provvedimento della Corte costituzionale, che ha confermato quanto sostenuto a più riprese in ordine alla compatibilità dell’abrogazione del reato di abuso di ufficio con gli obblighi internazionali», ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, commentando la sentenza, anticipata da un comunicato stampa, nel quale si legge esclusivamente che la Corte «ha dichiarato infondate tali questioni, ritenendo che dalla Convenzione non sia ricavabile né l’obbligo di prevedere il reato di abuso d’ufficio, né il divieto di abrogarlo ove già presente nell’ordinamento nazionale» (le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane). «Mi rammarica che parti della magistratura e delle opposizioni abbiano insinuato una volontà politica di opporsi agli obblighi derivanti dalla convenzione di Merida. Auspico che nel futuro cessino queste strumentalizzazioni, che non giovano all’immagine del nostro Paese e tantomeno all’efficacia dell’amministrazione della giustizia», ha aggiunto il ministro.