di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

All’indomani della Festa dei Lavoratori, che quest’anno l’Ugl ha celebrato a Frosinone, in un evento di festa, ma anche di riflessione, è il momento di pensare al futuro dell’impegno del sindacato in difesa del mondo del lavoro ed alle nuove sfide che ci attendono. Innanzitutto disinnescare alcuni “specchietti per le allodole”, alcune false soluzioni che possono, invece, rivelarsi dannose per i lavoratori italiani: il salario minimo legale da un lato, i referendum di giugno dall’altro. Il primo, con una platea di lavoratori coperta per oltre il 90% dalla contrattazione, rischia molto concretamente di essere un’involuzione, dando la possibilità alle imprese a rivedere al ribasso le retribuzioni, sulla base degli eventuali nuovi “minimi legali”, mentre, invece, la strada maestra resta quella della trattativa fra le parti sociali, a livello nazionale ed aziendale, dato che nella concretezza della realtà italiana i sindacati, anche quelli autonomi, garantiscono livelli di retribuzione superiori rispetto a quelli che offrirebbe il salario minimo. La vera strada per rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori passa dal taglio del cuneo fiscale, dalla detassazione della produttività e dalla valorizzazione della contrattazione collettiva, anche incentivando quella di secondo livello, attraverso un “contratto di comunità” che coinvolga gli enti locali, rafforzando il legame tra imprese, territori e lavoratori. Poi i referendum, altra mossa politicizzata, ma inutile in un contesto di crescita dell’occupazione ed in particolare di quella a tempo indeterminato, anche grazie alla piattaforma Siisl, sviluppata dal Ministero del Lavoro e gestita dall’Inps, che ha favorito l’incontro tra domanda e offerta. Un cambiamento di regole come quello proposto dal referendum, adesso, oltre che essere in alcuni casi peggiorativo per i lavoratori, creerebbe una pericolosa situazione di incertezza normativa. Le sfide vere da affrontare per migliorare il mondo del lavoro italiano sono altre, prima fra tutte quella della salute e sicurezza sul lavoro, in un Paese nel quale si verifica un infortunio ogni minuto, un decesso ogni otto ore, cifre inaccettabili. Va nella giusta direzione la convocazione del tavolo a Palazzo Chigi per il prossimo 8 maggio, per coordinare le azioni da intraprendere alla luce dei nuovi investimenti pubblici sulla sicurezza per un totale di 1 miliardo e 200mila euro. Servono una banca dati unica a livello nazionale, che consenta di coordinare gli interventi, monitorare le situazioni di rischio e prevenire tragedie future e maggiori investimenti nei controlli e nella formazione. Insomma, dopo il momento della festa, già da oggi è tempo di pensare al futuro, continuando ad impegnarci, tutti, per riportare al centro del dibattito politico e sociale il ruolo essenziale del lavoro nella costruzione di una società più equa, coesa e produttiva.