Forse «liberation day» Usa ma non per i mercati. Meloni annulla tutti gli appuntamenti, riunione con i ministri a Palazzo Chigi. Von der Leyen: «Conseguenze disastrose per milioni di consumatori nel mondo»

Ecco a voi i nuovi dazi Usa. Tutti o quasi ieri sera alle 22 davanti alla tv per seguire in diretta lo show che il presidente Usa, Donald Trump, ha organizzato dal Rose Garden della Casa Bianca per dichiarare al suo Paese e al mondo intero che, adesso, si volta pagina. «Cari americani, oggi è il giorno della liberazione, la nostra Dichiarazione di Indipendenza Economica», «per anni, i cittadini americani, lavoratori sono stati costretti a starsene in disparte mentre altre nazioni diventavano ricche e potenti». In sintesi, sono scattati nuovi dazi del 25% su tutte le automobili prodotte all’estero e del 20%, in particolare, per Ue e Regno Unito. Trump lo ha spiegato ricorrendo a un grafico, mettendo a confronto i dazi imposti dagli altri Paesi con quelli di Washington. Gli effetti immediati: Borse, da quelle asiatiche a quelle europee, in profondo rosso. Milano, a metà seduta, ha ampliato le perdite, segnando il -2,5%. Parigi la peggiore con il -2,9%. È una dichiarazione di guerra? Sicuramente vuole sembrarlo con il fine, però, di realizzare le promesse fatte da Trump in campagna elettorale: riportare in patria le produzioni industriali, generare entrate sufficienti a ripianare il cospicuo deficit federale. Che nel 2024 si aggirava intorno ai 1.800 miliardi di dollari, mentre il fisco Usa nello stesso anno ha incassato solo 77 miliardi di dollari in dazi. Adesso, tocca al resto del mondo e, per noi, all’Europa trarne le conseguenze, cioè disegnare una strategia. Ma qui iniziano i guai, perché, al di là di quanto dichiarato da von der Leyen, la verità è che non c’è unità di visione su quale sia la risposta da dare, cioè se ricorrere alla diplomazia (Germania e Italia) o a vere, immediate, pesanti contromisure (Francia). Secondo l’Ispi, a rischiare di più in Italia, oltre all’auto (giro d’affari intorno a 7 miliardi tra trasporto su strada e non), c’è il settore dei macchinari e delle attrezzature, la fetta più consistente delle esportazioni verso il mercato Usa (circa 24 miliardi, il 38% del totale). Il settore alimentare è pari per l’Italia a circa un decimo delle esportazioni verso gli Usa e in valore alle esportazioni di veicoli, mentre quello UE si ferma a meno della metà (11% vs 5%). Secondo la Svimez, l’introduzione di dazi al 20% potrebbe causare all’Italia una riduzione delle esportazioni tra il 13,5% e il 16,4% nei settori agroalimentare, farmaceutico e chimico. Quello che in più peserà, oltre ai dazi, saranno le differenze in termini di export, per settori e in valore, esistenti tra la Ue nel suo complesso e ogni singolo Stato membro. Difficile trovare una risposta che vada bene per tutti e 27.