di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

L’Italia si trova di fronte a una sfida demografica senza precedenti: la combinazione fra invecchiamento della popolazione e calo delle nascite rischia di pesare gravemente sul sistema economico e produttivo e di mettere in pericolo quello del welfare. Secondo i dati più recenti dell’Istat, la tendenza resta quella di un progressivo aumento della denatalità: nel 2023 sono nati 379.890 bambini, segnando un nuovo minimo storico con una diminuzione del 3,4% rispetto all’anno precedente. I dati provvisori per i primi sette mesi del 2024 indicano un ulteriore calo del 2,1%, con 4.600 nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2023. La composizione della popolazione riflette questo andamento, con il 24% costituito da ultra 65enni e solo il 12,5% da under-14, gli altri al 63,5%. Una situazione dai dannosi risvolti socio-economici, come conferma l’Ocse: senza interventi mirati, il Pil nazionale potrebbe subire una contrazione del 18% entro il 2050 a causa del calo della forza lavoro e dell’aumento del numero di pensionati. Un quadro che richiede politiche efficaci per incentivare l’occupazione giovanile – si stima che tra quindici anni il 75% dei consumi dipenderà dagli over-65 – e la natalità. In questo contesto, il nuovo piano per le famiglie promosso dal ministro Roccella rappresenta un passo nella giusta direzione. Il documento in 14 punti, approvato in Conferenza Stato-Regioni, punta a rafforzare il ruolo dei Centri per la famiglia, trasformandoli in hub territoriali di supporto alla genitorialità e alla natalità. Tra le novità principali, l’introduzione del “family welfare manager” per il coordinamento delle politiche familiari a livello locale. L’obiettivo del piano è quello di creare un ambiente più favorevole alla crescita demografica, con aiuti specifici: da figure che affianchino i genitori nei primi mille giorni dalla nascita dei figli, alla promozione della conciliazione tra lavoro e vita privata e promuovendo modelli di welfare aziendale. Viene inoltre previsto un monitoraggio sull’efficacia degli strumenti già esistenti, come l’assegno unico e il bonus nido, per valutarne l’impatto concreto sulle scelte familiari. Senza politiche incisive a sostegno della natalità e dell’occupazione giovanile, l’Italia rischia un declino demografico che potrebbe compromettere il futuro del Paese. L’invecchiamento della popolazione deve essere affrontato non solo con misure sanitarie e previdenziali, ma anche con strategie volte a riequilibrare il rapporto tra giovani e anziani, investendo, quindi, in interventi “family friendly”, per garantire un ricambio generazionale adeguato. In questo scenario, il ruolo dello Stato e delle amministrazioni locali diventa cruciale, investendo nel benessere sociale e lavorativo delle nuove generazioni, per favorire la natalità e sostenere le famiglie.