L’Aran comunica gli aumenti proposti, ma il sindacato si divide al suo interno

Anche nella scuola rischia di replicarsi quanto accaduto in altri comparti della pubblica amministrazione, ad iniziare da quello degli enti locali. Nell’ultima riunione al ministero dell’istruzione, infatti, è andato in onda il tentativo delle federazioni di categoria di Cgil e Uil di stoppare l’ipotesi di rinnovo. Un atteggiamento che, se possibile, è amplificato ulteriormente dall’avvicinarsi delle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze sindacali unitarie, nelle quali le due sigle si troveranno a competere con tutti gli altri sindacati, a partire dalla Cisl e dalla Ugl. Andando ai numeri, viste le risorse stanziate, si parla di una ipotesi di incremento degli stipendi nell’ordine del 6%. Tradotto, significa per gli insegnanti un aumento medio di 150 euro, mentre per il personale amministrativo, tecnico e ausiliare si scende a 130 euro. Si sale a 142 euro, sempre lordi, per i dipendenti delle università, a 174 euro per il personale d’alta formazione artistica, musicale e coreutica e a 211 euro per quelli degli enti di ricerca. La platea di lavoratori interessati dal rinnovo è quantificabile in circa 1,3 milioni di addetti su un totale di 3,2 milioni di dipendenti pubblici. Da parte dell’Aran si auspica che la situazione si sblocchi presto, mentre dal ministero della funzione pubblica avanza l’ipotesi di accreditare gli aumenti contrattuali per legge, come ultima possibilità.