di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il passo in avanti, l’approccio pragmatico, che l’Ue ha compiuto accettando il principio della neutralità tecnologica, ascoltando così le chieste dall’Italia, non basta più. Come aveva già detto dal ministro dell’Industria, Adolfo Urso, al Commissario Ue per la mobilità sostenibile, Apostolos Tzitzikostas, fondamentale è anche il dialogo strategico sull’automotive che lo stesso Commissario sta portando avanti con tutti gli stakeholder del settore, in vista del Clean Industrial Deal.
I dati sul mercato dell’automobilistico europeo sono arrivati come una mannaia a dimostrarlo e a ricordarlo: il 2025 inizia purtroppo con il segno meno. Secondo Acea, l’associazione europea dei costruttori, nell’Ue le immatricolazioni di auto nuove sono diminuite del -2,6% con un dato particolarmente pesante per i tre maggiori mercati: Francia (-6,2%), Italia (-5,8%) e Germania (-2,8%). Solo la Spagna ha registrato un aumento del 5,3%. Per l’Italia c’è da considerare l’aggravante Stellantis: il gruppo ha immatricolato a gennaio in Ue, Paesi Efta e Regno Unito, solo 154.079 auto, cioè il 16% in meno dello stesso mese del 2024, passando dal 18% al 15,5% in termini di quota di mercato. E qui si potrebbe aprire un altro capitolo tutto italiano, ma il punto che qui si intende affrontare è la necessità di dare risposte immediate al problema che riguarda un settore strategico per l’Europa, che impatta in generale su quello manifatturiero, e non solo. Sebbene i dati dimostrino una progressiva “elettrificazione” del mercato, visto che i veicoli a batteria (BEV) hanno rappresentato il 15% del totale – pari a 124.131 unità – con un balzo rispetto al 10,9% di gennaio 2024, sono sempre più graditi i modelli ibridi che a gennaio hanno sfiorato il 35% del mercato, tornando a essere i preferiti dagli acquirenti di auto nell’UE. E questo per una serie di ragioni, in primis di autonomia e, poi, infrastrutturali (le famigerate colonnine di ricarica insufficienti), sui quali peraltro l’Antitrust italiano, qualche giorno fa, ha avviato quattro istruttorie nelle filiali italiane di Tesla, Stellantis, Volkswagen e Byd per possibili pratiche commerciali scorrette. Nel frattempo, in Europa aumentano le vendite di auto della cinese Saic, del 36,8%. Volkswagen e Renault se la cavano bene, ma non bastano.
Ciò che preoccupa, forse anche di più, è quanto dichiarato oggi dalla Bundesbank e cioè che, secondo il presidente Joachim Nagel nel rapporto annuale sull’economia della Germania, dei segnali di miglioramento ci sono, ma «un terzo anno di seguito senza crescita non è da escludere». Prospettiva, questa, devastante sia per l’Europa sia per l’Italia che molto dipende dall’economia tedesca con riverberi già oggi visibili e tangibili.
Insomma, è arrivato il momento in Ue di rimboccarci le maniche sul fronte economico e capire che più che una Bussola, occorre una sveglia della Competitività.