di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

All’indomani delle elezioni tedesche, ci troviamo di fronte ad uno scenario tanto ampiamente prevedibile quanto inadeguato, comunque la si guardi. L’elettorato tedesco, infatti, ha premiato due formazioni di destra, la moderata Cdu, al 28,5%, e l’estrema Afd, al 20,8%, ma, con tutta probabilità, si formerà un governo di coalizione nel quale entrerà anche la Spd, nonostante il peggiore risultato di sempre, il 16,4%, e la chiara richiesta popolare di abbandonare, per manifesta incapacità, sia dal punto di vista economico che da quello della garanzia della sicurezza, la guida del Paese. A pensarci bene, un po’ la stessa situazione nella quale si trovano gli altri due grandi Stati dell’Unione, ovvero Francia e Spagna, entrambi retti da governi di minoranza, non rispondenti alla volontà popolare. Il motivo di questa situazione è molto semplice: l’incapacità di creare o mantenere, in tutte queste importanti Nazioni democratiche, una vera alternanza politica, in grado di rappresentare efficacemente le istanze dei cittadini. Con un centro troppo spostato a sinistra ed una destra oggetto di un cordone sanitario che le impedisce, a meno di ottenere un’impossibile maggioranza assoluta dei consensi, di andare al governo, data l’indisponibilità degli altri partiti a formare delle alleanze. Ed ecco che si verifica, ancora una volta, quella pericolosa situazione sintetizzata severamente, ma efficacemente, dal vicepresidente americano Vance, un’Europa che ha «paura delle voci, delle opinioni e della coscienza che guidano il proprio popolo», mettendo così realmente in pericolo la tenuta delle istituzioni democratiche, cosa ancor più grave in un contesto internazionale complesso come quello attuale. Allora viene spontaneo il paragone con l’Italia, dove, invece, questa impasse politica è stata superata da tempo. Il discorso sarebbe lungo, tra la fine della Democrazia Cristiana, la nascita, come partito di centro moderato, di Forza Italia, guidata da un leader carismatico e visionario come Silvio Berlusconi ed il percorso politico compiuto dalla destra italiana, ormai pienamente legittimata nel gioco democratico. Fatto sta che oggi, ma ormai già da trent’anni, nel nostro Paese, spesso accusato di arretratezza nel confronto con i partner europei, una situazione come quella tedesca, o anche francese, non potrebbe verificarsi. E non si è verificata neanche alle ultime elezioni politiche, con la nascita di un governo di centrodestra, stavolta a trazione destra, in grado di rappresentare la scelta degli elettori, giusta o sbagliata che sia in base alle proprie convinzioni, ma comunque nella pienezza di uno scenario di democrazia compiuta. Qualcosa di cui andare fieri, che rafforza le nostre istituzioni e la nostra pace sociale, ma che dovrebbe rappresentare anche un esempio da seguire e che rende forte la leadership italiana nel contesto europeo e mondiale.