Quando l’economia non sa dove andare. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha evidenziato una crescita debole, peggiore delle previsioni. Servirebbe stimolare il credito e sostenere la ripresa. Ma le ricette sono diverse

Parola d’ordine: incertezza. Ormai non si fa altro che ripeterla: dai mercati agli Stati, da economisti e politici. Il solo annuncio di una più aggressiva politica dei dazi Usa, e le eventuali “ritorsioni”, ha fatto “sballare” le previsioni e le scelte per il futuro, dall’industria alla politica monetaria. Dunque, incertezza su tutto. Lo staff della Banca centrale americana (Fed), ad esempio, secondo quanto riportato da agenzie e quotidiani, avrebbe al suo interno messo a fuoco già da fine gennaio un’elevata incertezza riguardo alla portata, ai tempi e ai potenziali effetti economici di eventuali modifiche alle politiche commerciali, cioè ai dazi, di immigrazione, fiscali e normative. È altrettanto vero che i mercati sono turbolenti, fin dall’insediamento di Donald Trump, e così anche la stessa Fed sarebbe propensa a una forte prudenza in merito ad ulteriori tagli ai tassi d’interesse. Eventualità preoccupante non solo per chi ha mutui, ma anche per chi, come le imprese, ha necessità di fare investimenti e pianificare. Così anche la volatilità del prezzo del gas riflette ciò che abbiamo fin qui detto, insieme alla necessità in Europa di fare scorte di gas. Volatilità che colpisce l’industria, non solo per il prezzo dell’energia. Ieri, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel suo intervento all’esecutivo Abi, parlando delle difficoltà del settore manifatturiera e dell’auto, in particolare, ha sostenuto che il comparto non risente solo dell’arrivo «massiccio» di produttori cinesi, ma anche di un problema strutturale dovuto all’incertezza sul futuro dei motori a benzina. Per le stesse ragioni torna ad accendersi il dibattito fra falchi e colombe all’interno della Bce, i quali, pur condividendo gli obiettivi, hanno visioni e ricette differenti in termini di politica monetaria proprio per il contesto economico in evoluzione e così incerto. Se per il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, a fronte di una crescita debole e peggiore delle previsioni, va posta l’accento su politiche che possano stimolare il credito e sostenere la ripresa, per Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della Banca centrale, il fatto che l’impatto delle politiche di tasso di interesse elevato sull’economia stia diminuendo, visto l’avvicinarsi dell’inflazione all’obiettivo del 2%, non si può più affermare con certezza che la politica monetaria sia ancora restrittiva. Quindi addio a ulteriori tagli ai tassi di interesse in Ue? È presto per dirlo e il tutto alimenta sempre più l’incertezza.