di Francesco Paolo Capone, Segretario generale Ugl

L’UGL ha tra i suoi storici cavalli di battaglia la formazione, intesa quale chiave di volta per la soluzione di problemi e fenomeni che caratterizzano il mercato italiano del lavoro: dalla necessità di rendere costante la crescita dell’occupazione al fenomeno dei Neet, passando per il non meno preoccupante disallineamento (mismatch) tra domanda e offerta di lavoro, senza dimenticare le epocali transizioni a cui tante professioni e lavori sono sottoposti.
È, dunque, una conferma oltre ad essere un’importante notizia, sapere che, come ha reso noto oggi il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, sono state in una sola settimana oltre 11mila le istanze singole, più di 100 i sistemi formativi e 110 le filiere che hanno presentato domanda di accesso al Fondo Nuove Competenze. Per chi non lo sapesse, il Fondo Nuove Competenze è un’agevolazione rivolta alle imprese, co-finanziato dall’Ue, per incentivare la formazione dei lavoratori dipendenti. Consiste in un contributo a fondo perduto per coprire il costo del lavoro per le ore che i lavoratori utilizzano per la formazione necessaria all’acquisizione di nuove competenze per preparare gli stessi alle mutate condizioni di lavoro del mercato. La dotazione finanziaria del Fondo ammonta complessivamente a 731 milioni di euro che sono integrabili con altre fonti di finanziamento.
Calderone ha definito l’esito della terza edizione della presentazione delle domande di accesso al Fondo «una partecipazione senza precedenti». Segno evidente, oltre che della collaborazione tra istituzioni e imprese, anche della consapevolezza e dell’importanza sempre più attribuite all’aggiornamento professionale, alla formazione continua da parte delle imprese.
Il lavoro, e quindi anche il “fare impresa”, sta cambiando ad una velocità più che sostenuta e strumenti come il Fondo nuove competenze concepiti per accompagnare lavoratori e imprese ad affrontare sfide epocali sono indispensabili per cavalcare e non essere travolti dalla tigre delle tante transizioni in atto.
La sinergia tra pubblico e privato è essenziale per rilanciare il mercato del lavoro e rispondere alla richiesta di nuove professioni da parte delle imprese, così come sono altrettanto essenziali gli investimenti per gestire i progressi legati all’innovazione tecnologica, e ai numerosi processi di transizione in atto, a sostegno della riqualificazione professionale nonché per incoraggiare le assunzioni e la crescita dei posti di lavoro.
In conclusione, il rilancio competitivo del nostro Paese non può far altro che passare dalla sinergia tra istituzioni, imprese e mondo della formazione.