Meloni nel Giorno del Ricordo: «Sconfitta la congiura del silenzio. Oggi “riportiamo al cuore” centinaia di migliaia di storie e restituiamo loro la dignità che meritano»

«Troppo a lungo “foiba” e “infoibare” furono sinonimi di occultamento della storia». Con le testimonianze dirette di quella tragedia, «nelle esemplari parole che ci hanno offerto, si coglie un forte ammonimento per la pacificazione e la riconciliazione». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando oggi al Quirinale alla celebrazione del Giorno del Ricordo. In relazione, poi, alle vandalizzazioni dei simboli delle foibe avvenute in questi giorni, il capo dello Stato ha voluto sottolineare che «nessuna squallida provocazione può ridurne il ricordo e la dura condanna». «Di quella stagione, contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le foibe restano il simbolo più tetro», ha quindi aggiunto. «Ricordare significa “riportare al cuore”, ovvero ricondurre ciò che ci è più caro al centro di noi. Noi oggi – è il messaggio del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, diffuso da Palazzo Chigi – “riportiamo al cuore” centinaia di migliaia di storie e restituiamo loro la dignità che meritano. Oggi onoriamo la memoria dei martiri delle foibe e torniamo ad abbracciare tutti i nostri connazionali che decisero di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità. Italiani due volte, per nascita e per scelta». «La loro storia – prosegue Meloni – non è una storia che appartiene ad una porzione di confine o a quel che resta delle comunità degli esuli, ma è patrimonio di tutta la Nazione. È una storia che ha sconfitto la congiura del silenzio e che nessun tentativo negazionista o giustificazionista potrà mai più nascondere o cancellare». Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha espresso «profonda gratitudine a chi, con costanza, impegno e determinazione, ha difeso e custodito il ricordo negli anni, mantenendolo vivo per le nuove generazioni». «L’eccidio delle foibe, l’esodo di migliaia di italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia – ha dichiarato il presidente del Senato, Ignazio La Russa – sono stati negati, ignorati dai libri di scuola, cancellati dalla memoria nazionale per troppo tempo. Una tragedia che ha visto innocenti brutalmente assassinati dai comunisti di Tito e intere comunità costrette a lasciare la propria terra, trovando poi al loro ritorno in Italia un’accoglienza spesso ingiusta e ostile. Dal 2004, con l’istituzione del Giorno del Ricordo, questa pagina di storia ha finalmente riacquistato dignità. Grazie all’iniziativa di Roberto Menia e con una legge che ebbi l’onore di firmare anche io, la memoria di quelle sofferenze è tornata a far parte della coscienza nazionale. Oggi, ricordare le vittime non è solo un dovere, ma un impegno fondamentale affinché simili orrori non si ripetano più». «Il ricordo è un dovere, la verità è un diritto. Onoriamo oggi e sempre i nostri connazionali vittime di una delle più grandi tragedie del ‘900, perché senza memoria non c’è giustizia», le parole del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, sui social.