di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Un’altra morte bianca, quella avvenuta ieri nel porto di Genova, dove un operaio di 36 anni, Lorenzo Bertanelli, ha perso la vita mentre lavorava in un cantiere di riparazioni navali. La Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo per chiarire la dinamica dell’incidente, l’ennesimo nel nostro Paese, un’amara dimostrazione del fatto che il problema della sicurezza sul lavoro sia tutt’altro che risolto. Lo confermano i numeri: se i dati ufficiosi parlano di già 80 morti sul lavoro dall’inizio del 2025, quelli ufficiali dell’Inail attestano 1.090 vittime nel corso del 2024, in aumento del 4,7% rispetto all’anno precedente. Un bilancio drammatico, con 797 infortuni mortali in occasione di lavoro, 280 in itinere e anche altre 13 vittime – in crescita – tra gli studenti, coinvolti in incidenti a scuola, nei laboratori o nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, ovvero l’ex alternanza scuola-lavoro. Ad aumentare sono soprattutto le morti nell’industria e nei servizi, a 686 dalle 669 del 2023. In calo l’agricoltura, da 107 a 102, e il conto Stato dipendenti, da 14 a 9. I settori più colpiti restano quelli delle costruzioni, con 156 vittime, del trasporto e magazzinaggio, 111, e del manifatturiero, con 101 morti. A seguire il commercio ed il noleggio e servizio di supporto alle imprese. A livello territoriale, l’incremento maggiore si registra nel Centro Italia e nelle Isole, mentre si osservano cali nel Sud, nel Nord-Est e nel Nord-Ovest. L’analisi demografica evidenzia che le vittime sono soprattutto uomini – su 1090 vittime, 86 erano donne, di cui 52 morte in occasione di lavoro e 34 in itinere – che l’incidenza della mortalità cresce con l’età, con il rischio più elevato per gli ultra-sessantacinquenni ed in termini assoluti il maggior numero di vittime nella fascia d’età tra i 55 e i 64 anni, e che aumentano degli incidenti tra i lavoratori stranieri, con 74,2 morti ogni milione di occupati contro i 29,7 tra gli italiani, confermando tendenze già ampiamente note in merito ai settori ed alle tipologie di lavoratori a maggior rischio. Numeri che non sono solo statistiche, ma rappresentano vite spezzate e famiglie distrutte, che non possono lasciarci indifferenti e che impongono di rafforzare l’impegno per garantire condizioni di lavoro adeguate e di trattare il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro come una priorità assoluta. L’Ugl, di fronte a queste tragedie che continuano a ripetersi, sottolinea ancora una volta l’urgenza di intensificare i controlli, investire nella formazione e promuovere una cultura della sicurezza che coinvolga tutti gli attori del mondo del lavoro. Non è accettabile che chi lavora continui a rischiare la vita. Serve una risposta decisa e coordinata da parte di istituzioni, imprese e sindacati per porre fine a questa strage silenziosa.