Liberati i primi ostaggi. Aumentano gli aiuti umanitari

Il cessate il fuoco a Gaza è iniziato con il rilascio dei primi ostaggi (tre cittadine israeliane) tramite la Croce Rossa e la liberazione di detenuti palestinesi, in attesa di ulteriori operazioni nei prossimi giorni. L’accordo con Hamas ha comunque minato al suo interno la tenuta del governo israeliano, con il partito del ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, che ha lasciato gli incarichi perché contrario all’intesa raggiunta. Ad ogni modo la tregua potrebbe essere fragile e Israele ha fatto sapere che in caso di violazioni sarà pronto a riprendere la guerra. Nel frattempo il cessate il fuoco sta facilitando l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. «Dopo 15 mesi di guerra senza tregua, i bisogni umanitari sono lievitati», ha riferito il vicesegretario agli Affari umanitari dell’Onu, Tom Fletcher, su X. Il dossier ora passa nelle mani della nuova amministrazione statunitense, che si insedia proprio in queste ore. Durante l’evento di Washington, alla vigilia dell’Inauguration Day, il presidente Donald Trump eletto – ma in carica da oggi – ha affermato che «abbiamo raggiunto un cessate il fuoco epico a Gaza, un primo passo verso la pace». Anche Pechino è intervenuta sulla tregua a Gaza. La Cina – questa la posizione espressa dalla portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning – «continuerà a lavorare con la comunità internazionale per promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente». L’auspicio di Pechino, infatti, è che «l’accordo sia ora pienamente e costantemente implementato in vista di un cessate il fuoco completo e definitivo».