Ritorna la questione di un protocollo condiviso per la gestione degli eventi estremi

L’emergenza meteo che sta colpendo diverse aree del nostro Paese riporta in primo piano la questione della gestione degli ammortizzatori sociali in condizioni climatiche estreme. Come si ricorderà, il tema è stato affrontato in maniera molto approfondita durante le eccezionali ondate di caldo che hanno caratterizzato le estati del 2023 e del 2024. In quelle occasioni, la ministra del lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, ha convocato le parti sociali, chiedendo alle stesse di valutare la fattibilità di arrivare ad un protocollo condiviso per la gestione del fenomeno nelle aziende e nelle attività produttive, anche sulla scorta del modello adottato durante il periodo del Covid-19. A conti fatti, però, l’obiettivo non si è raggiunto, un po’ per l’atteggiamento di chiusura delle organizzazioni datoriali, un po’ per le richieste oggettivamente strumentali di qualche sigla sindacale. Infatti, se la Ugl e la Cisl hanno assunto un comportamento responsabile, provando a trovare delle soluzioni, soprattutto la Uil, supportata dalla Cgil, ha invece favorito una rincorsa al ribasso con le sigle autonome, dando così modo alle associazioni datoriali di accampare delle scuse per non arrivare ad un accordo condiviso. In assenza di questo protocollo, rimane la gestione ordinaria degli ammortizzatori sociali che, però, presenta dei vuoti che potrebbero finire per ripercuotersi negativamente sui lavoratori.