di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

In questi ultimi scampoli dell’anno che sta per finire, si è soliti, anche su radio e tv, trovare la parola dell’anno. Un esercizio che costringe a fare un bilancio dei 12 mesi trascorsi. Sono intuibili le parole più frequentemente emerse che delineano il quadro di un anno, il 2024, non facile. Le parole sono “guerra” a causa di conflitti esistenti e di altri che si stanno aggiungendo. Anche “clima”, alla luce di eventi estremi che colpiscono l’Italia e il mondo intero. Dall’osservatorio del sindacato, parole come “sicurezza/insicurezza” restano molto attuali, a causa di una strage che non accenna a fermarsi, di incidenti eclatanti e di atti sempre più frequenti di violenza che si consumano in luoghi come la Sanità, la Scuola e i Trasporti pubblici. La parola “crisi” ancora circola sempre nell’aria, data l’altissima instabilità geopolitica, al punto che, dopo il boom degli ultimi anni, anche il settore del lusso ne ha risentito a livello globale con 50 milioni di clienti in meno, un calo delle vendite del 2% nel 2024 e solo un terzo delle aziende con bilancio dal segno positivo. Per una nostra inclinazione, come organizzazione sindacale, a voler sempre guardare al futuro, ritengo più utile proporre una parola che ispiri l’azione di tutti gli attori interessati dagli stravolgimenti e dalle transizioni/rivoluzioni epocali in corso. Sappiamo che tra i fattori della crisi dell’industria, soprattutto in Italia, vi è il costo dell’energia. Per questa ragione, cogliendo il monito lanciato oggi dal ministro dell’Industria e del Made in Italy, Adolfo Urso, e cioè che «senza energia non si cresce» e di fronte alle nuove tensioni sull’asse Russia-Moldavia-Ucraina, che potrebbero far salire di nuovo il prezzo del gas, è sicuramente la parola “energia” a dover ispirare il 2025. D’altronde, ci vuole energia per superare i conflitti e ripristinare la pace in territori martoriati; per aumentare la produttività, necessità avvertita in tutto il Vecchio Continente; per dare slancio ad un settore strategico, come quello della difesa e, attraverso di esso, rivitalizzare quello dell’industria in forte difficoltà. Ne occorre tanta soprattutto all’Italia, Paese in cui il costo dell’energia, fattore strategico per la competitività, è strutturalmente più alto rispetto a quello degli altri partner europei, con un prezzo medio lordo per le imprese che a inizio 2023 è stato il più alto (300 €/MWh) rispetto a Germania (260), Francia (250) e Spagna (150). Ben venga, per l’UGL, come annunciato dal ministro Urso, la realizzazione di reattori di nuova generazione, gli Smr e poi gli Amr, cioè piccoli reattori, puliti e sicuri, installati su richiesta delle imprese nel pieno rispetto dei vincoli ambientali e, attraverso di essi, far ripartire il lavoro, che di energia e di ancora maggiore slancio ha sicuramente bisogno, se il 2025 vuole mantenere le promesse e i livelli record del 2024.