di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL
Siamo al rush finale di una legge di bilancio 2025 che concluderà il suo percorso domani, sabato 28 dicembre. Documento che ha già generato importanti conseguenze “di metodo”, oltre a quelle che dovrà necessariamente produrre “nel merito”. Si tratta di una manovra da trenta miliardi di euro che, nonostante il difficile contesto, andranno per più della metà, 17 miliardi, a redditi bassi e famiglie, come richiesto dalla nostra organizzazione sindacale, l’UGL, e come rivendicato anche dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. In mezzo a inevitabili e spesso ipocrite critiche provenienti dalle opposizioni e da alcune sigle sindacali, su materie mai strutturalmente affrontate prima come la Sanità e i bassi stipendi, il taglio del cuneo fiscale c’è e continuerà a esserci. Non mancano premi per le imprese e una nuova via per l’uscita anticipata dal lavoro, a vantaggio di una platea che, certo, potrebbe essere più ampia. Ma intanto, in materia, è stato fissato un punto fermo. L’instabilità geopolitica e il contesto economico in cui la manovra 2025 è venuta alla luce non sono dei più facili e non va dimenticata, in tutto ciò, la procedura Ue che pende sul capo dell’Italia, insieme ad altri sei Paesi, per deficit eccessivo. C’è un altro aspetto da considerare: la manovra 2025 è stata un banco di prova per determinare e dimostrare che esistono due vie nel difendere interessi e diritti dei lavoratori, una più conflittuale e l’altra improntata al dialogo. Come è ormai noto, l’UGL – e anche la CISL – non ha indetto lo sciopero generale contro la manovra, argomentando la scelta con una puntuale campagna informativa che ha indicato, punto per punto, le proposte della nostra organizzazione sindacale recepite nel testo della legge di bilancio. Per citarne alcune: più della metà delle risorse destinate al taglio del cuneo fiscale, estensione della no tax area, tassazione al 5% dei premi di produttività fino a 3000 euro e per i redditi fino a 80 mila, estensione dei congedi parentali, stanziamento di risorse per la Sanità e per il Tpl, conferme in tema di pensioni e rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, il fondo per la partecipazione dei lavoratori, il rifinanziamento del fondo per la morosità incolpevole, il fondo a sostegno della vittime di incidenti sul lavoro, le assunzioni fra gli ispettori del lavoro. È davvero molto se si considera che la legge di bilancio nasce in un’economia che definire di guerra è usare un eufemismo. Sullo sfondo, si fa per dire, la crisi dell’auto e la necessità di una conversione tecnologica che ancora deve essere ridiscussa e rivista in sede Ue. Un sindacato responsabile non può non tenere in considerazione il contesto socio-economico e ormai anche geopolitico in cui si trova ad operare. Per questo, sono sempre più convinto che il dialogo costruttivo, avviato nei tavoli di confronto con il Governo, sia stata e sarà la strada più efficace per portare avanti le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori.