La debolezza osservata a inizio anno si è trascinata per tutto il 2024

Bisogna tornare ad un anno fa per riuscire a vedere una crescita congiunturale “significativa” (+1,1%) della produzione industriale italiana e addirittura al febbraio 2023 per trovare un segno più nel confronto tendenziale. I dati più recenti dell’Istat, relativi a ottobre 2024, confermano uno scenario non proprio idilliaco: l’indice destagionalizzato della produzione industriale è rimasto invariato rispetto a settembre, mentre su base trimestrale (agosto-ottobre) si è registrata una flessione dello 0,7%. Una tendenza negativa che si è riflessa anche nel confronto tendenziale: a ottobre 2024 l’indice complessivo è diminuito del 3,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. A confermare la fase di incertezza del settore, anche il PMI Manifatturiero calcolato da HCOB per S&P, sceso a novembre a 44.5 punti dai 46.9 di ottobre, mantenendosi stabilmente in zona contrazione e piuttosto lontano dalla soglia dei 50 punti (al di sopra dei quali il settore risulta in espansione). «Sono i nuovi ordini, componente principale del PMI, che hanno agito da freno sul PMI generale – si legge nell’analisi di HCBO-S&P -. Il volume delle nuove commesse è calato al tasso più rapido in quasi un anno ed è stato collegato dalle aziende campione alle deboli condizioni della domanda e ai maggiori livelli di incertezza». Nonostante la debolezza attuale, le aziende interpellate per il PMI risultano fiduciose che la produzione aumenterà nell’arco dei prossimi dodici mesi e sembra esserci un cauto ottimismo riguardo un miglioramento delle condizioni economiche a seguito delle elezioni statunitensi.