A gennaio l’insediamento della nuova amministrazione statunitense. Ma il futuro inquilino della Casa Bianca è già molto attivo nello scacchiere internazionale

Il 2024 è stato l’anno che ha segnato un record di elezioni, oltre 70 nel mondo, tra cui quelle europee e statunitensi, che qualche cambiamento sostanziale lo hanno portato. Ma sullo scadere ha visto profonde trasformazioni, con gli spiragli di accordo a Gaza, la tregua in Libano tra Israele e Hezbollah e, soprattutto, con il cambio di regime in Siria, considerato da molti l’evento fin qui più significativo nella regione mediorentale da ottobre 2023. Per capire gli effetti di tali mutamenti, ci sarà però da aspettare. Molto, inutile sottolinearlo, passerà per le mosse che la nuova amministrazione Trump, il cui insediamento è in programma a gennaio, vorrà imprimere sulla politica estera statunitense. A cominciare dal sostegno a Kiev nella guerra contro l’invasione russa. Si sa che il presidente eletto degli Stati Uniti intende diminuire la mole di aiuti, militari ed economici, destinati all’Ucraina. In più, alcuni giorni fa, da Mar-a-Lago ha espresso la sua contrarietà alla decisione dell’amministrazione uscente di autorizzare Kiev a usare armi a lungo raggio. Ha quindi assicurato di essere al lavoro per mettere fine alla guerra – che nel frattempo ha registrato, con l’uccisione del generale Kirillov a Mosca, nuove modalità di scontro –, bilanciando il contributo alla causa ucraina con l’azione diplomatica. Da parte russa, prendendo per buone le più recenti dichiarazioni di Putin, ragionare entro il perimetro di possibili termini di pace appare ancora difficile, nonostante le (timide) aperture in questo senso. Anche per quanto riguarda il Medio Oriente, Trump vorrebbe arrivare ad una soluzione in tempi brevi. C’è poi una questione più ampia, che investe l’Occidente: i primi passi di Washington in politica estera – una volta che il nuovo presidente avrà fatto il suo ingresso alla Casa Bianca – saranno anticipatori, si presume, di quale futuro attende la Nato. Negli anni, infatti, l’Alleanza atlantica è stata oggetto di critiche da parte di Trump, per via di quello che lui considera un contesto troppo sbilanciato, data la partecipazione degli Stati Uniti alla difesa superiore a quella di altri paesi che, a suo dire, non rispettano gli impegni. Sullo sfondo, infine, restano le relazioni con Pechino e la riemersa instabilità nella penisola coreana (con l’aggravante della crisi politica a Seul). I nodi da sciogliere non saranno pochi, ma su un punto la comunità internazionale sembra convergere: il 2025 dovrà essere l’anno della pace in Ucraina e in Medio Oriente. O, almeno, l’anno in cui si riusciranno a gettare le basi per una fine duratura delle ostilità.