di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Un emendamento presentato dalla Lega alla manovra – che dovrebbe essere approvata a cavallo delle feste natalizie – introduce una novità per i lavoratori che si apprestano a ritirarsi dalla vita attiva: a partire dal 2025 dovrebbe, infatti, essere possibile accedere alla pensione anticipata a 64 anni cumulando la previdenza obbligatoria con quella complementare. Attualmente, la normativa prevede che i lavoratori, ci si riferisce a quelli assunti dopo il ‘96, con almeno 20 anni di contributi possono ritirarsi a 64 anni solo se il loro assegno pensionistico supera di almeno tre volte l’assegno sociale, ovvero con circa 1.600 euro al mese. Un requisito che, per molti, rappresenta un ostacolo difficilmente superabile. La nuova misura permette di raggiungere questa soglia sommando anche la rendita derivante dai fondi di previdenza complementare, offrendo così una possibilità concreta di uscita anticipata a una platea più ampia di lavoratori. I requisiti contributivi per accedere a questa opportunità si faranno, però, più stringenti: dal 2025, saranno richiesti almeno 25 anni di contribuzione e, dal 2030, 30 anni, ma il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha assicurato ulteriori interventi per ampliare la platea dei beneficiari nelle prossime manovre. Questa modifica normativa si inserisce in una visione di maggiore flessibilità previdenziale per i lavoratori, venendo incontro alle loro esigenze in modo responsabile per la sostenibilità del sistema pensionistico. Allo stesso tempo, il meccanismo del cumulo tra contributi obbligatori e complementari rappresenta un incentivo per aderire alla previdenza integrativa, uno strumento cruciale ma non ancora sufficientemente diffuso nel nostro Paese. Nel complesso una novità positiva, che rappresenta un passo avanti verso una maggiore flessibilità: una nuova opportunità che renderà possibile accedere alla pensione anticipata a 64 anni ad un numero maggiore di persone che, pur avendo carriere contributive solide, incontravano difficoltà nel soddisfare i requisiti economici per ritirarsi prima dell’età prevista. Il lavoro, tuttavia, non è ancora concluso: è fondamentale agire sul fronte della diffusione della previdenza complementare da un lato e della crescita dei salari dall’altro, per costruire un sistema pensionistico davvero inclusivo e sostenibile. Rendendo i lavoratori maggiormente consapevoli delle opportunità offerte dai fondi pensionistici integrativi, ma, soprattutto, ed è questo l’aspetto cruciale, agendo sui salari spesso troppo bassi, che rendono difficile, per quanti fanno fronte con fatica ai bisogni quotidiani, destinare parte delle proprie risorse alla previdenza integrativa, per rendere questi strumenti accessibili a una platea sempre più vasta di persone, verso un equilibrio tra esigenze dei lavoratori e sostenibilità del sistema previdenziale.