L’Europa e la sfida della crisi dell’auto
All’indomani del ritiro della fiducia del Bundestag, il parlamento tedesco, al governo Scholz, crisi di cui il settore automotive è decisamente il protagonista, in altri Paesi europei, si tenta di correre ai ripari in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre. La Francia ha ottenuto l’aggiunta di una discussione al Consiglio Ue Ambiente sulla questione delle sanzioni in arrivo nel 2025 per le cause automobilistiche. In Italia il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo in aula alla Camera in vista del suddetto Consiglio, ha dedicato un ampio intervento alla crisi dell’auto. «Il quadro che abbiamo davanti oggi è tutt’altro che positivo», elencando le cause, tra cui l’aver imposto un processo di decarbonizzazione basato soltanto sull’auto elettrica, ha sottolineato che così si rischia «di portare al collasso l’intera industria automobilistica europea». Per questa ragione, Meloni non solo ritiene fondamentale ottenere «nell’immediato la sospensione delle multe nei confronti delle case costruttrici», ma anche, con un’ottica di medio periodo, «riaprire il capitolo della neutralità tecnologica, rendendo utilizzabili tutte le tecnologie mature che possano contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti». Dunque, non solo nuovi bonus come chiedono, ad esempio, gli operai tedeschi per l’acquisto di auto elettriche, ma un più ambizioso «cambiamento di una traiettoria sbagliata», così l’ha definita Meloni, ovvero dei target del Green Deal. Importanti sono «le aperture che stanno emergendo» dalle parole del Commissario europeo all’Industria, Stéphane Sejourné, disposto ad ascoltare le richieste di Italia, Francia e Germania in merito alla sospensione, se non eliminazione, delle multe per il 2025. Ma sui target, il Commissario Sejourné, aperto lo è decisamente meno.