di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale UGL

Negli ultimi mesi, l’Italia ha riscontrato una crescita economica significativa, specie nei servizi e nel turismo, e, come evidenziato dai dati Istat, le misure mirate messe in campo dal governo hanno avuto un impatto positivo sul lavoro, favorendo un aumento dell’occupazione, soprattutto di quella stabile. Nel terzo trimestre del 2024, il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,4%, con 517mila occupati in più rispetto allo stesso periodo del 2023, mentre quello di disoccupazione è sceso al 6,1%. Dati record, che testimoniano, innegabilmente, l’efficacia delle politiche orientate all’occupazione e che rappresentano un punto di svolta per il nostro Paese. La capacità di rilanciare l’occupazione stabile, anche in un contesto internazionale, sia politico che economico, complesso come quello attuale, dimostra che l’Italia può riprendere un ruolo centrale nell’economia europea. Aver superato Francia e Germania in termini di performance economica rappresenta, poi, un altro risultato significativo. Da fanalino di coda, l’Italia è oggi un esempio per l’Europa, un punto di riferimento che dimostra come, con strategie efficaci e una visione condivisa, sia possibile invertire la rotta e guardare al futuro con ottimismo. Tuttavia, i successi registrati finora non devono portare a sottovalutare alcune importanti criticità, soprattutto sul fronte della produzione industriale, che richiedono un’azione immediata e incisiva. I dati sulla produzione industriale evidenziano, infatti, un rallentamento preoccupante, con ricadute significative su diversi settori strategici. Tra questi, il comparto automotive in particolare si trova al centro di una crisi che non accenna a rallentare. Il calo della domanda internazionale, la concorrenza estera e le difficoltà riscontrate nell’attuazione del Green Deal europeo stanno mettendo a dura prova molte aziende del settore. Numerosi stabilimenti in Italia stanno affrontando riduzioni della produzione, con impatti sull’occupazione e sulle filiere collegate. Non solo un grave problema per il settore, ma anche un campanello d’allarme per l’intero comparto metalmeccanico, che rischia di essere penalizzato dalla competizione globale e dagli alti costi di produzione. Non meno preoccupante è la situazione in altri settori industriali. La moda, ad esempio, da sempre uno dei pilastri dell’economia italiana, sta mostrando segnali di cedimento, complice un rallentamento nei consumi globali. Elementi che non possono essere trascurati, ma devono diventare una priorità nell’agenda politica ed economica, italiana, ma anche europea. L’impegno del governo, in collaborazione con i sindacati attraverso un dialogo costruttivo, è fondamentale per affrontare queste sfide, per difendere e consolidare i traguardi raggiunti e, con interventi incisivi, per mitigare le difficoltà dei settori in crisi.