I sindacati chiedono di non fermare la produzione e la cassa integrazione
Il destino di Portovesme e dei circa 1.200 addetti che gravitano, in maniera diretta ed indiretta sul sito produttivo e nell’intera area del Sulcis, è strettamente connesso ad una chiave di lettura che lega il territorio alle scelte che potranno e dovranno essere prese a livello nazionale. È questa, in sintesi, la posizione delle organizzazioni sindacali territoriali e di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ribadita, più volte, al governo, al parlamento e alla stessa regione Sardegna. Secondo i sindacati, è assolutamente da evitare lo spegnimento delle linee zinco e piombo, anche se mirato o parziale, in quanto ciò avrebbe ripercussioni fortemente negative pure riguardo all’ipotesi di individuare nuovi potenziali acquirenti, mentre verrebbe meno anche la possibilità di intercettare delle commesse, stante la grande concorrenza dei Paesi extra Unione europea. Allo stesso tempo, il ricorso alla cassa integrazione straordinaria dovrebbe essere finalizzato ad assicurare un sostegno al reddito, ma pure a favorire l’acquisizione di nuove competenze, utili ad accompagnare la transizione energetica, ambientale e digitale in atto. Per i sindacati, sotto il profilo operativo, lo strumento impiegabile potrebbe essere quello dell’Accordo di programma, con il coinvolgimento diretto dei ministeri delle Imprese e del made in Italy, del Lavoro e dell’Ambiente, della Regione Sardegna e degli enti locali.