L’analisi fatta permette di scendere fino agli Ambiti Territoriali Sociali

Alta diffusione di servizi e alta spesa si hanno in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, mentre la Calabria è all’opposto, con Basilicata, Campania, Sicilia e Molise che migliorano dal 2019. Sarebbe, però, un errore pensare che, almeno a livello di servizi sociali, tende a riproporsi la tradizionale dicotomia fra Nord, con alta spesa e servizi efficienti, e Sud, con bassa spesa e servizi di ridotta qualità. Le differenziazioni territoriali sono, infatti, più variegate. I Comuni più densamente popolati, ad esempio, tendono a investire maggiormente nella spesa sociale, mentre nei Comuni a bassa urbanizzazione (zone rurali e scarsamente popolate) la spesa è inferiore per ragioni diverse (minori risorse, meno personale, ridotta utenza). Ed ancora, nelle città, la spesa pro-capite risulta più alta nei Comuni capoluogo rispetto a quelli di cintura, accentuando il divario centro-periferia. Il 52% dei micro-comuni (meno di 500 abitanti) è, invece, sotto il fabbisogno standard. Le dinamiche di spesa sociale nei Comuni mostrano notevoli differenze anche all’interno delle singole Regioni. Il rapporto 2024, per la prima volta, si è concentrato sui dati relativi ai 604 Ambiti Territoriali Sociali (Ats). Si tratta di una novità interessante, adottata per la prima volta, in quanto permette di avere un quadro ancora più puntuale della spesa sociale sul territorio. La variabilità più alta si registra in Campania (oscillando tra i 170 e gli 8 euro pro capite di spesa), in Lombardia (fra 245 e 13) e in Calabria (fra 93 e 7).