Cambio della guardia a Damasco: l’Hts depone Bashar al-Assad. Quale sarà il futuro del Paese, tra stabilità interna e ripercussioni internazionali?
Sono bastati pochi giorni per rovesciare il regime di Bashar al-Assad, che, dopo l’ingresso dei ribelli a Damasco, avvenuto nelle prime ore di ieri, ha abbandonato il Paese e, secondo fonti russe, si sarebbe rifugiato a Mosca con la sua famiglia. Dopo tredici anni di guerra civile più o meno latente, complice l’impegno sul fronte ucraino della Russia, tradizionale alleata di Assad, le forze antigovernative dell’Hts, ovvero «l’Organizzazione per la liberazione del Levante», guidate da Abu Mohammed al-Jolani, hanno conquistato in poco più di una settimana l’intero Paese, quasi senza incontrare resistenza, fino alla presa della capitale ed alla resa del Presidente. Segnando così la fine della dinastia degli Assad, che, prima tramite il padre Hafiz e poi con il figlio Bashar, governavano la Siria dal lontano 1971. Ma il cambio al potere avvenuto a Damasco, nonostante la durezza del deposto regime di Assad, non è esente dal destare gravi preoccupazioni: oltre ad un’ulteriore complicazione della situazione mediorientale, si teme, infatti, che il nuovo corso politico trasformi la Siria in uno stato integralista islamico, con tutte le conseguenze interne ed internazionali di un simile evento. Malgrado le rassicurazioni date dal nuovo regime e dal suo leader al-Jolani, che nel frattempo ha nominato Muhammad Bashir a capo del nuovo governo di transizione, sul rispetto delle minoranze etniche e religiose. Da un lato, infatti, l’Hts è una formazione salafita sunnita ed il suo leader proviene dalle fila dell’organizzazione terroristica al Qaida, dall’altro sul territorio siriano operano anche diverse altre fazioni armate, tra le quali l’Isis, che potrebbe approfittare dell’attuale situazione di incertezza politica. Dalla caduta di Assad risulta indebolito il ruolo della Russia, ed anche dell’Iran, nello scacchiere internazionale, mentre emerge quello della Turchia, sponsor neanche troppo occulto delle forze ribelli che hanno preso il potere e che ha già chiesto alla comunità internazionale di «rimuovere le sanzioni contro la Siria e contribuire alla ricostruzione del Paese». Per oggi è prevista una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha affermato che i nostri connazionali presenti in Siria, circa 300, sono «tutti al sicuro» e che ora sarà fondamentale arrivare ad una stabilità politica per la Siria, tutelando le minoranze ed i diritti umani.