La Cina blocca l’export di gallio, germanio, antimonio e materiali super duri in Usa. Provvedimenti simili già nel 2023 e nel 2024. In salita i prezzi

La Cina ha deciso che gallio, germanio, antimonio e materiali super duri non potranno più essere esportati in Usa a causa delle preoccupazioni «per la sicurezza nazionale», sostiene il ministero del Commercio cinese. Si tratta di materiali con doppio impiego, o “dual use”, sia in ambito civile sia militare. Così Pechino vuole una sorveglianza più rigorosa sugli impieghi della grafite venduta a clienti statunitensi. È una risposta alla scelta dell’amministrazione Biden, uscente ma con grande “spirito di iniziativa”, di dare una stretta, la terza, sul fronte dei semiconduttori con l’imposizione di limiti alle esportazioni dei produttori cinesi di apparecchiature per i chip necessari a sviluppare l’AI, soprattutto nei settori che coinvolgono la difesa e la sicurezza nazionale. Sono 140 le aziende cinesi colpite, aziende in affari, tra l’altro, con Huawei, il gigante tech cinese finito nel mirino degli Usa. Ora sono gli Usa a dover fronteggiare limitazioni che colpiscono una delle sue, se non la più importante, industria, quella della difesa. Come riporta il Sole24Ore, un bando totale all’export cinese di gallio e germanio potrebbe costare all’economia Usa 3,4 miliardi di dollari l’anno, secondo quanto dichiarato un mese fa dallo US Geological Survey. Le spedizioni negli Usa si sono già azzerate nei primi dieci mesi di quest’anno, secondo le statistiche doganali cinesi, ciò vuol dire che gli utilizzatori statunitensi stanno probabilmente attingendo alle scorte. La Repubblica popolare controlla circa la metà della produzione mineraria, i prezzi stanno già salendo ovunque nel mondo e in Usa esiste una sola fonderia che, però, utilizza metalli importati soprattutto dalla Cina.