Per i sindacati confederali, servono regole certe e una pianificazione puntuale

L’economia dello spazio come la nuova frontiera per una occupazione di qualità nel solco di quanto già fatto nel nostro Paese, che, negli anni, ha saputo generare vere e proprie eccellenze. Del resto, proprio in questi giorni, ricorre il sessantesimo anniversario della realizzazione del primo centro spaziale, su una piattaforma offshore dell’Eni, che non fosse statunitense o sovietico. È il senso del messaggio che arriva dall’audizione odierna dei rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sul disegno di legge governativo in materia di economia dello spazio. Il parere delle quattro sigle è concorde: servono regole certe e chiare, soprattutto nel momento in cui cresce la presenza dei privati nel settore dell’aerospazio. È fondamentale, per i sindacati, definire un piano strategico nazionale capace, da una parte, di mettere a regime le eccellenze già esistenti e, dall’altra, di porre le basi per rendere più attrattivo il Paese. Larga parte di questa sfida si gioca, anche, sulla riqualificazione del personale già occupato, compresi i comparti maggiormente esposti agli effetti della transizione ambientale e digitale in atto, e sulla formazione delle nuove generazioni, per cui diventa decisivo il coinvolgimento delle Università, dei centri di ricerca e degli Istituti tecnologici superiori – Academy. Oltre ai sindacati, sono stati auditi diversi esperti del settore e le istituzioni coinvolte.