Beko chiude, i sindacati di categoria si mobilitano. Iniziativa delle federazioni dei metalmeccanici contro il licenziamento di 1.935 addetti
Accelerazione improvvisa e, soprattutto, molto negativa sul versante degli ex stabilimenti Whirlpool passati alla turca Beko nei mesi scorsi. Non era il primo incontro che si teneva al Ministero delle imprese e del made in Italy, ma nell’ultima riunione si è materializzato lo spettro dei licenziamenti collettivi, dopo che più volte la proprietà, davanti alle pressanti richieste dei rappresentanti delle federazioni di categoria dei metalmeccanici di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, aveva assicurato circa la volontà di continuare a produrre nel nostro Paese. Alla presenza della sottosegretaria Fausta Bergamotto, è arrivata, però, la doccia fredda del nuovo piano industriale che prevede interventi drastici in Italia. A conti fatti, se attuato, comporterebbe il licenziamento di 1.935 dipendenti, per effetto della chiusura degli stabilimenti di Siena e di Comunanza, in provincia di Ascoli, mentre il sito di Cassinetta, in provincia di Varese, verrebbe fortemente ridimensionato. Prevista anche la chiusura del centro di ricerca e sviluppo di Fabriano. Dura la reazione dei sindacati di categoria, che hanno subito annunciato una mobilitazione e chiesto l’intervento del governo, affinché si arrivi all’esercizio della cosiddetta golden power, di fatto il potere di veto che l’esecutivo può esercitare in presenza di determinate condizioni, comprese le ricadute sociali. Il prossimo tavolo di confronto è convocato per il 10 dicembre.